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15/09/2006 |
Villa dei
Misteri, il vino di Pompei
presenta
Mastroberardino
Da dove potremmo
cominciare se non dalla
vite, rispetto alla
quale l'Italia ha una
supremazia così
incontestata, da dar
l'impressione di aver
superato, con questa
sola risorsa, le
ricchezze di ogni altro
paese, persino di quelli
che producono profumo?
Del resto, non c'e al
mondo delizia maggiore
del profumo delia vite
in fiore.
(Plinio, Naturalis
historia, XIV, s).
Il vino aveva un
ruolo importante nella
vita delle antiche
popolazioni vesuviane.
La coltura detla
vite era diffusa non
solo fuori città, ma
all'interno della città
stessa, nei giardini e
negli orti, che ornavano
le case di Pompei, a
riprova dell'importanza,
che ad essa attribuivano
i suoi abitanti.
I
testi classici sono
d'altro canto ricchi di
riferimenti ai vini
campani, ritenuti
particolarmente corposi,
e a quelli di Pomp ei in
particolare, prodotti
dalle viti col tivate
nei fertilissimi terreni
vulcanici del Vesuvio.
Le indagini
archeologiche, gli studi
botanici e it
rilevamento dei calchi
delle radici delle viti
e dei relativi paletti
di sostegno hanno
confermato la coltura
all'interno della cinta
muraria dell'antica
Pompei, soprattutto in
quei quartieri
periferici della città
dislocati nei pressi
dell'Anfiteatro, che
ancora conservavano ampi
spazi verdi con
differenti destinazioni
d'uso.
La Campania ha da poco
fatto satire it pregio
di vini dal nome nuovo,
non si sa se grazie ad
una corretta
coltivazione o al
semplice caso....I vini
di Pompei, dunque,
raggiungono il massimo
delta qualità net giro
di dieci anni, n6 li
migliora un ulteriore
invecchiamento. (Plinio,
Naturalis historia, XIV,
7o).
II progetto realizzato
dalla Soprintendenza
Archeologica e dalla
società Mastroberardino
per il ripristino della
viticoltura nell'antica
città di Pompei
rappresenta non solo la
riscoperta, ma anche il
riconoscimento delle
profonde radici
culturali che l'antica
città racchiude e
tramanda.
Nel 1996, la
Soprintendenza
Archeologica di Pompei
diede in concessione
alla Mastroberardino a
titolo sperimentale
un'area adibita in
antico a vigneto
sita all'incrocio di Via
di Nocera con Via di
Castricio, nella Regio
I. La società si impegnò
a coltivarla secondo un
piano concordato e
definito, nel rispetto
dello stato originario
dei luoghi.
L'area del vigneto
sperimentale,
dell'estensione di circa
200 metri quadri, venne
predisposta per
l'impianto nel marzo del
1996 dopo
l'individuazione dei
calchi delle radici
realizzati durante lo
scavo, che evidenziavano
il posizionamento delle
piante al momento
dell'eruzione del 79
d.C. in tale vigneto
furono disposte per file
le viti di otto
differenti cultivars,
scelti sulla scorta di
studi bibliografici e
iconografici, questi
ultimi condotti sugli
affreschi raffiguranti
grappoli d'uva:
- Vitis Aminea Gernina
(Greco)
- Vitis Oleagina (Sciascinoso
o Olivella)
- Vitis Apiana (Fiano)
- Cauda Vulpium (Coda di
Volpe)
- Vitis Hellenica (Aglianico)
- Vitis Alopecis (Caprettona)
- Columbina Purpurea (Piedirosso)
-Falanghina
Come ricorda Plinio, si
tratta di vitigni che
producevano le uve usate
dai romani per la
produzione dei grandi
vini bianchi e rossi.
Lo stesso Plinio
sottolinea che alcuni di
essi, come il Greco e l'Aglianico,
furono importati dalla
Grecia in epoca
pre-romana.
Da questi esempi, se
non sbaglio, risulta
evidente che influiscono
la regione e il tipo di
terreno, non l'uva, e
che è inutile volere
enumerare tutte le
specie, poiché una
stessa vite dà risultati
diversi a seconda dei
luoghi. (Plinio,
Naturalis historia, XIV,
7 o).
Nel corso delta
sperimentazione si
scoprì che il vitigno
dell'Aglianico era poco
adatto alle condizioni
pedologiche e
microclimatiche del
luogo produceva,
infatti, un grappolo
serrato con acini molto
grossi, che non
giungevano a maturazione
a causa delta rottura
degli acini durante la
fase d'invaiatura.
Nel settembre 1999, a
soli tre anni
dall'impianto, la
coltura giunse a regime,
e si effettuò la prima
vendemmia: il
raccolto fu interamente
utilizzato per le fasi
sperimentali delta
vinificazione.
I risultati delta
sperimentazione
incoraggiarono
l'ampliamento delta
coltura, suggerendo,
però, di limitarla alle
due varietà native a
frutto rosso, ovvero il
Piedirosso e lo
Sciascinoso.
Sulla scorta dei
ritrovamenti
archeologici e delle
indagini botaniche
furono individuate le
aree della Regio I e
della Regio II
anticamente coltivate a
vigneto, che furono
reimpiantate in
proporzione di circa 85%
di Piedirosso e il
restante 15% di
Sciascinoso (o Olivella).
Furono, così, messi a
coltura i vigneti
annessi alla Casa della
Nave Europa; all'Osteria
del Gladiatore,
corredata di cella di
trasformazione con
torchio e doli interrati
per la raccolta del
mosto, e di cantina
interrata con scala di
accesso al vigneto, al
Foro Boario, con cella
di trasformazione con
torchio e doli interrati
per la raccolta del
mosto; alla Casa del
Triclinio Estivo.
Ne12001 si e avuto il
primo raccolto
significativo, la prima
vinificazione e
l'affinamento in legno
del primo vino dalle
vigne dell'antica
Pompei.
Il nome è VILLA DEI
MISTERI. |
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