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Last Page Update 05/12/2006

 

home > Siti storici > Capri > La Grotta delle Felci

La Grotta delle Felci

Villa JovisAmedeo Maiuri, grande studioso delle antichità dell'isola di Capri, sostiene che la più grandiosa Villa imperiale di Capri è Villa Jovis. In realtà ciò dipende dal fatto che Villa Jovis gode del miglior stato di conservazione fra le dodici ville capresi dell'imperatore Tiberio.
Va ricordato che l'archeologia di Capri è diretta soprattutto alla ricerca delle summenzionate ville in cui, stando a quanto racconta lo storico romano Tacito, Tiberio si sarebbe ritirato per sfuggire alle continue congiure ordite contro di lui. Queste, secondo alcuni, furono addirittura ben 89, nel periodo precedente il suo volontario ritiro a Capri. D'altro canto l'Imperatore poteva benissimo dall'isola governare l'Impero, attraverso una rete di fari ché di giorno inviavano messaggi con segnali di fumo, e di notte con bagliori di fiamme.

Si dice che un messaggio inviato dal faro di Villa Jovis impiegasse solo quattro ore per raggiungere Roma. Ma, i messaggi imperiali, naturalmente, potevano raggiungere qualsiasi altra località dell'Impero. Proprio dal faro di Villa Jovis partì l'ordine della condanna a morte di Seiano e della sua famiglia, perché in assenza di Tiberio, egli aveva congiurato contro di lui. Scopertolo, Tiberio non esitò ad ordinare la sua condanna a morte: Seiano fu trascinato nel Foro romano appeso a ganci da macelleria e straziato fra le urla di disprezzo del popolo romano. La moglie fu decapitata e le figlie femmine, non potendo essere giustiziate perché la legge romana vietava l'uccisione di vergini, furono prima sverginate dai pretoriani e poi uccise. Il ferale ordine era partito proprio dal faro di Villa Jovis, il più vicino a quello di Punta Campanella, cui seguivano gli altri fino a Roma.

Tiberio si sarebbe insediato a Capri in dodici ville, come dice Tacito, dedicando ogni villa ad una delle maggiori divinità olimpiche: "tum Tiberius duodecim villarum numinibus et molibus insederat.. . ", cioè "in quel tempo Tiberio si era insediato (a Capri) fra gli dei e le moli di dodici ville. . . ". Tacito, per la verità, accusa Tiberio di lusso sfrenato, di mollezze, della prassi di precipitare i condannati a morte dal famoso "salto di Tiberio" di Villa Jovis, una rupe a strapiombo sul mare, e anche di essere un anziano depravato dedito ad orge. È del tutto naturale, comunque, che Tacito abbia trattato così Tiberio, da repubblicano quale era, nemico dell'Impero. Di conseguenza, pur essendo uno storico, ha infiorettato di maldicenze la sua narrazione.

Villa Jovis non è in realtà la più grandiosa villa tiberiana, ma solo quella meglio conservata. Essa ha le caratteristiche di una piccola fortezza, dominante un'alta rupe quasi inaccessibile. Così la descrive Amedeo Maiuri: "esprime una volontà di dominio, una necessità di difesa e non soltanto un desiderio di riposo e di rilassatezza di vita. È la villa tiberiana per eccellenza, non solo perché esprime meglio d'ogni altra il cupo e chiuso carattere di Tiberio, l'amara voluttà di solitudine e di distacco dal comune consorzio degli uomini, ma perché accolse l'Imperatore nei momenti più drammatici del suo volontario esilio e ne visse le tragiche ore del tradimento e della suprema volontà di difendere se stesso e l'Impero".

capriUn'altra questione è molto importante: il nome della villa. Si sa che non è stato mai trovato, né tanto meno gli scritti storici aiutano a individuarlo. Tutto ciò che si sa è che si tratta di una villa tiberiana collocata sul punto più alto di Monte Tiberio. La tradizione storica vuole che il nome della villa sia un altro. Si! Proprio un altro. Infatti Svetonio riporta il nome di una villa "Jonis" e non "jovis". Il nome si riferirebbe dunque al mito di lo, la sacerdotessa di Hera, sedotta da Zeus, trasformata in mucca dalla gelosa Hera, e salvata poi dalla dea Iside presso il suo santuario in Egitto.

Nel 1734 Villa Jovis fu completamente rapinata del materiale decorativo e di quanto vi si poteva trovare di prezioso dal Governatore di Capri G.M. Secondo, per conto di Carlo III, Re di Napoli, desideroso di trovare materiali utili per arricchire i suoi palazzi reali, nonché il Museo Archeologico da lui fondato a Napoli.

Nell'800 Norbert Hadrawa contribuì a tale spoliazione. L'Hadrawa era, infatti, solito inviare al Re di Napoli solo una piccola parte di quanto ritrovava negli scavi archeologici, il resto lo rivendeva di nascosto ai Principi austriaci, tanto che oggi se si vuol vedere un bel pavimento proveniente da Villa Jovis, bisogna andare in qualche castello austriaco, e non certo al Museo Archeologico di Napoli. Due pavimenti provenienti dalla villa si sono però salvati e si trovano nella Chiesa di Santo Stefano in piazzetta a Capri.

Nel 1827 furono eseguiti scavi più seri per conto del Re Borbone da Giuseppe Feola, limitatamente alla parte est della villa, documentati poi dallo stesso Feola in un utile rapporto. In quella circostanza furono ritrovati due vasi di marmo (puteali) decorati con ornati in forma di foglie e di frutta, foglie di vite e grappoli di uva, oltre ad un bel rilievo di età augustea, tutti conservati attualmente al Museo Archeologico di Napoli.

capri - villa jovisNel 1835 Francesco Alvino e il disegnatore Bernardo Quaranta copiarono quanto rimaneva degli affreschi parietali, oggi purtroppo completamente scomparsi, poiché le intemperie li hanno cancellati per sempre. Tentarono anche una ricostruzione di una pianta che rimase incompleta.

Nel 1900 il direttore dell'Accademia di Belle Arti di Lipsia, C. Weichardt, visitò Capri e, affascinato dalle rovine di Villa Jovis, disegnò delle stupende ricostruzioni sulla base di quanto appreso durante la visita degli scavi del Palatino a Roma e degli stessi resti capresi. Queste ricostruzioni furono duramente criticate da Amedeo Maiuri che scrisse: "lo scavo ha rivelato inoltre una razionalità di struttura che la ricostruzione troppo scenografica del Weichardt ha gravemente e sostanzialmente falsato".

Mi permetto di dissentire col Maiuri perché ritengo che le ricostruzioni del Weichardt siano attendibili perché egli, prima di arrischiare una ricostruzione di Villa Jovis, l'aveva confrontata coi palazzi imperiali sul Palatino a Roma. Si era poi documentato scientificamente, come lui stesso racconta nel suo libro edito nel 1900, completato, nelle decorazioni, dai suoi alunni dell'Accademia di Belle Arti di Lipsia. Inoltre bisogna anche riconoscere che il Weichardt è molto modesto nel presentare le sue ricostruzioni.

capri-villa jovisDopo il 1860 le rovine di Villa Jovis rimasero in consegna ad un eremita che abitava nella Cappella di Santa Maria del Soccorso (sorta nel punto più alto delle rovine), mentre l'area demaniale finì per essere occupata un poco alla volta dai proprietari terrieri della zona, spalleggiati dallo stesso eremita. Essi distrussero e devastarono le costruzioni, rubando materiali da costruzione, mattoni e marmi, e piantando frutteti e vigneti sopra gran parte della villa. Poco tempo dopo, in una piccola casetta, vicina ai resti del famoso faro di segnalazione di Tiberio - il telegrafo tiberiano - si aprì una piccola osteria, gestita dalla bella Carmelina.

L'incuria dei luoghi era arrivata ad un tal punto che il famoso Sindaco di Capri, Cerio, inviò al Ministro Petra un resoconto sulla situazione, deplorando lo stato di abbandono e chiedendo l'intervento del governo.
Soltanto nel 1932 la sistemazione dei luoghi venne realizzata, grazie agli scavi archeologici condotti da Amedeo Maiuri, Soprintendente alle Antichità della Campania, e Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. I lavori, capri-villa jovisiniziati nel 1932 e finiti solo nel 1935, portarono allo sgombero delle macerie che ostruivano gli ambienti. Inoltre, finalmente, fu redatta una pianta di quanto restava della villa. Nel 1937, poi, in occasione del bimillenario della nascita dell'Imperittore Augusto, venne solennemente inaugurato il parco archeologico di Villa Jovis.
La descrizione di quanto resta della famosa villa è estremamente semplice: il vestibolo di ingresso si trova a sinistra dell'odierno ingresso agli scavi; ad esso segue un corridoio inclinato in fondo al quale si giunge ad una piccola porticina, verso gli ambienti di servizio: cucine, depositi alimentari, caserma della guardia imperiale. Lo stesso conduce anche ad una seconda rampa inclinata e poi ad una scala che porta al piano superiore.

Al centro della villa quattro cisterne. di proporzioni gigantesche, garantivano un'abbondanza di acqua che sarebbe stata sufficiente alle necessità della flotta imperiale. A sud un quartiere termale, con sauna, calidarium, tepidarium. frigidarium e sala massaggi. A nord il quartiere di residenza imperiale, con le camere da letto di Tiberio, del suo mago-astrologo-indovino Trasillo, e degli amici fidati. Ad est la sala delle feste o, se si preferisce, la sala del trono; ancora più a nord l'am-bulatium, cioè la loggia imperiale dove l'imperatore usava passeggiare dopo i pasti, come prescriveva la medicina del tempo. Al centro della loggia un triclinio.

panorama capriCompletamente separato dal complesso, a sud, la torre del faro di segnalazione, in prossimità della biglietteria. Ne rimane solo la base, il resto è crollato in epoca remota. Questo è quanto rimane di Villa Jovis, ma la villa era sicuramente di dimensioni maggiori.
È divertente ricordare qualcosa degli allegri racconti che si facevano sulla vita segreta dell'Imperatore nella villa. Svetonio narra che pochi giorni dopo l'arrivo di Tiberio a Capri, l'Imperatore se ne stava solo in disparte, godendo il primo sapore di quella tanto attesa e sospirata solitudine; allora un pescatore, eludendo le vigili guardie del palazzo, riuscì, scalando rocce e muri inaccessibili, a penetrare nel recinto della villa, e presentò all'Imperatore una triglia (mullus) di eccezionale grandezza.

veduta capriTiberio, atterrito dall'audacia del rocciatore, che era riuscito a violare una così impenetrabile fortezza, punì l'incauto, facendogli stropicciare sulla faccia il pesce squamoso. Il pescatore, però, si rallegrò di aver offerto all'imperatore la triglia e non l'aragosta, che aveva fortunatamente custodito nella sua bisaccia. Tiberio, saputolo, ordinò che anche l'aragosta gli si strofinasse sul viso. Questo aneddoto o leggenda che sia, si inquadra mirabilmente fra le rupi inaccessibili di Villa Jovis.

Paolo Luise

Fonte:
Itineraries - Some stories about Capri
© 2006, LUISE SERVICES & COMMUNICATIONS s.r.l.
 

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
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