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Last Page Update 11/05/2006

 

Stabia: Villa San Marco
La cucina
L'ambiente 26 era la cucina della villa; esso è costituito da un ampio locale a pianta rettangolare, la cui parete ovest è parzialmente occupata dal retro del larario (45), il cui corpo di fabbrica sporge per circa 2 metri. Sulla parete nord è un grande bancone in muratura alto circa 1 metro sul quale si cucinava; esso è parzialmente delimitato da una fila di coppi di terracotta che servivano a contenere il letto di brace che ardeva giorno e notte e grazie al quale si poteva cucinare. In basso vi sono quattro archi, utilizzati per riporre pentolame o per depositare la legna che serviva per ravvivare il fuoco. Nell'angolo nord-ovest una vasca quadrangolare, rinvenuta all'epoca dello scavo piena di calce probabilmente per i lavori in corso nella villa, serviva per il lavaggio delle stoviglie; essa fu aggiunta quando fu chiuso l'originario accesso dal corridoio retrostante, visibile dalla tompagnatura in opus reticulatum che si addossa alla parete nord. L'acqua utilizzata veniva fatta uscire direttamente sul pavimento che con la sua pendenza la convogliava in un tombino.

Le pareti sono rivestite di intonaco grezzo ma sono particolarmente interessanti per il gran numero di graffiti, costituiti da numeri romani che vi si possono scorgere a testimonianza della vita domestica quotidiana che vi si svolgeva.
Dalla parete nord fu asportata il 14 febbraio 17521a pittura di un grande larario a fondo bianco, attualmente al Museo Archeologico di Napoli (N.R. 733), preesistente alla realizzazione del larario (45) e raffigurante due personaggi danzanti ai lati di un'ara intorno alla quale è un serpente agathodaimon (portafortuna). La presenza del larario nelle cucine è da mettere in relazione al carattere sacro della fiamma che cuoceva i pasti della famiglia.

Lo spazio destinato alla cucina nella villa colpisce per la sua ampiezza: cucine così grandi si riscontrano solo nelle grandi ville, come nella Villa dei Misteri a Pompei, nella Villa di Poppea ad Oplontis e nella Villa Arianna a Stabia, in quanto nelle case esse erano di gran lunga più piccole. Le vivande erano cucinate su un letto di brace ardente che veniva stesa sull'intero piano del bancone ed era contenuta dal bordo di coppi: su di essa venivano poste le pentole, le graticole, le padelle e quanto occorreva per cuocere i cibi. Questi recipienti venivano spesso collocati su treppiedi di bronzo o di ferro per evitare una cottura troppo forte. Vi erano, inoltre, delle mensole per riporre oggetti, come testimoniano i fori visibili sulla parete sudest. che fanno ipotizzare la presenza di tre mensole a diversa altezza.

Fonte
Soprintendenza Archeologica di Pompei

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
Ristorante
"Il Principe" in Pompei

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