Questa villa, che si trova in una zona interna dell'ager stabianus, su di un poggio dominante la piana degradante verso Pompei, in una posizione panoramica, è solo parzialmente scavata per cui è possibile visitare solo la parte rustica dell'edificio, la cui vita era in piena attività al mo
mento dell'eruzione, come documenta il rinvenimento di due scheletri rannicchiati sul fondo del collettore esterno della villa, il numeroso vasellame di uso domestico e gli attrezzi agricoli rinvenuti in sito. L'ampio locale a pianta rettangolare costituiva molto probabilmente la cucina della villa: addossato alla parete est è, infatti, un piccolo forno a camera. Il forno è costituito da una base rettangolare e da una volta semicircolare ottenuta riutilizzando un vaso (dolium) opportunamente rotto, che serviva per la cottura del pane e per riscaldare le pietanze. All'esterno di questo ambiente è un piano da lavoro costituito da una base quadrata dove probabilmente venivano preparati i cibi.
Quest'ambiente non ha l'aspetto della , cucina tradizionale in quanto non presenta il bancone di cottura, ma gli oggetti rinvenuti lo inquadrano come un luogo in cui gli operai stagionali chiamati in concomitanza con le stagioni del raccolto, si trattenevano, preparavano il cibo e probabilmente trascorrevano la notte al coperto e al calore del focolare. La stessa situazione si riscontra in un'altra villa rustica del territorio vesuviano la cosiddetta Villa Regina di Boscoreale, dove nella cucina c'è il forno per il pane e anziché il bancone della cucina un focolare rettangolare sul pavimento. Numerosi sono i reperti costituiti da vasellame di terracotta e di bronzo rinvenuti in parte nei pressi del forno, in parte sparsi sul pavimento o collocati a terra lungo le pareti. A1 di sopra del forno restano i fori per l'alloggio di mensole lignee, consuete nelle cucine; su di esse erano riposti gli alimenti pronti da mantenere caldi. Anche qui vi sono, come nella cucina di Villa S. Marco a Castellammare di Stabia, numerosi graffiti costituiti prevalentemente da numeri.
Fonte
Soprintendenza
Archeologica di Pompei
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