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Il tempio attribuito al Genio dell'imperatore Vespasiano, posto sul lato orientale del Foro, presenta un ampio cortile, preceduto da un vestibolo porticato, al cui muro di fondo è addossata la cella, posta su alto podio e che ospitava una base per la statua di culto dell'imperatore. Le pareti perimetrali dell'area sacra, in tufelli e laterizi, sono scandite da lesene che inquadrano ampi finestroni ciechi, sormontati da timpani alternativamente triangolari e lunati e che al momento dell'eruzione del 79 d.C. non avevano ricevuto ancora la stuccatura, non essendo stato l'edificio terminato o piuttosto non ancora completamente restaurato.
Il motivo di maggior interesse del tempio è offerto dall'ara sacrificale con la raffigurazione di un sacrificio ufficiale al Genio dell'imperatore. L'altare, a pulvini in marmo bianco con le quattro facce decorate a bassorilievo, poggiante su un basso plinto, è collocato al centro del cortile, in posizione assiale con il vano d'ingresso e con la cella.
Sul lato principale dell'ara, quello di fronte all'entrata del tempio, è rappresentato il sacrificio di un toro sullo sfondo di un tempio tetrastilo che localizza la scena proprio davanti al tempio pompeiano di Vespasiano. Un sacrificante con un lembo della toga tirato sul capo (capite velato) versa libagioni su un tripode, assistito da due giovani aiutanti (camilli) che portano utensili per il sacrificio e alla presenza di due littori e di un tibicine, in secondo piano, che intona una melodia.
II victimarius, a torso nudo e succinctus cioè con un grembiule (limus) intorno ai fianchi, munito di maglio, insieme al suo aiutante, conduce il toro sul luogo del sacrificio dove li attende un altro assistente. Sui lati corti dell'altare, al di sotto di un festone di fiori e frutta sospeso a bucrani, sono rappresentati gli utensili del sacrificio ossia la tovaglietta (mantile), il bastone degli auguri (lituus), e la cassetta per l'incenso (acerra) sul lato nord; il piatto (patera), il mestolo (simpulum) e la brocca su quello sud. Sul lato rivolto alla cella, invece, campeggia tra due rami di alloro, attributo augusteo dato dopo di lui a Vespasiano, la corona civica di foglie di quercia poggiata su uno scudo (clipeus), come quella che il Senato romano decretò fosse appesa sulla facciata della casa di Augusto sul Palatino, simbolo divenuto prerogativa della maestà imperiale da Augusto in poi. La rappresentazione sull'ara del sacrificio di un toro che era compiuto solo in onore di imperatori ancora viventi, mentre a quelli deificati dopo la morte era sacrificato un bue, conforta l'ipotesi che l'edificio sacro fosse dedicato al Genio di Vespasiano, un imperatore cui si devono molti provvedimenti in favore di Pompei.
Fonte
Soprintendenza
Archeologica di Pompei
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