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Last Page Update 11/05/2006

 

Pompei: il Macellum
Il termine latino per indicare il mercato era Macellum, termine di etimologia incerta, forse di origine fenicia. Con tale nome si indica il luogo destinato alla vendita di generi alimentari, in particolare carne e pesce. Altri luoghi per la vendita di alimenti potevano essere singoli mercati del pesce, di cibi cotti, di verdura, cereali e legumi, di pollame e di bestiame. La vendita era esercitata anche in piccole botteghe (tabernae) o da venditori ambulanti.
A Pompei il Macellum era il grande edificio che occupa l'angolo nord-orientale del Foro: scavato tra il 1818 ed il 1822, venne interpretato inizialmente come un tempio (Tempio di Augusto o Pantheon) e solo in seguito ne fu riconosciuta la vera funzione. Come luogo di vendita di granaglie e legumi (forum olitorium) si ritiene che potesse essere adibito un edificio prospiciente, i "Granai del Foro" (VII 7, 29).

Il Macellum di Pompei risale, nella sua fase originaria, ad epoca tardosannitica, ed è databile alla seconda metà del II sec. a.C. In epoca giulio-claudia l'edificio venne ricostruito nello stesso sito e con pianta analoga. A1 momento dell'eruzione del 79 d.C. erano in corso grossi lavori di restauro così da far ritenere che esso non fosse ancora agibile, o del tutto agibile. L'edificio è costituito da un ampio cortile porticato con tre ingressi: il principale, dotato di doppia porta, si apre lungo il lato occidentale, che corrisponde ad un settore porticato con botteghe del Foro; il secondo si apre invece sul lato settentrionale tra una serie di botteghe che costeggiano la Via degli Augustali; il terzo si apre invece nell'angolo sud-orientale, su un vicolo laterale. Il cortile era decorato sulle pareti settentrionale ed occidentale da pitture parietali di Quarto stile, con pannelli decorati da quadri o figure isolate, alternati a ricche architetture. In alto erano invece nature morte con pesci, uccelli, vasellame, soggetti connessi con la funzione dell'edificio.

I quadri mitologici raffigurano invece, quelli conservati, lo e Argo sul lato ovest e Ulisse e Penelope su quello nord mentre sono perduti quelli con Medea e i suoi figli, Achille e Teti, Frisso in volo.
Nel Macellum gli spazi destinati alla véndita erano le 11 botteghe addossate alla parete meridionale del portico e il padiglione dodecagonale (tholos) al centro. Le botteghe erano piccoli ambienti dotati di un piano superiore con antistante ballatoio; la tholos, originariamente in legno con copertura conica sorretta da pali e pavimento in ciottoli, era in corso di restauro; i lavori avevano già realizzato nuove fondazioni, un nuovo pavimento, la sistemazione di 42 basamenti in pietra agli angoli per sorreggere un colonnato.

Sulla parete orientale sono tre ambienti la cui funzione è stata lungamente dibattuta. La sala al centro è un sacello destinato al culto dell'imperatore, come dimostra il rinvenimento di un braccio di statua marmorea reggente un globo nella mano. Nelle nicchie sulle pareti della cella si rinvennero due statue marmoree, una maschile e l'altra femminile (ora al Museo Archeologico Napoli e sostituite da due copie), interpretate come ritratti di membri della famiglia imperiale o di una famiglia pompeiana alla cui generosità si dovevano i lavori di ristrutturazione del Macellum. Anche la stanza a nord-est aveva funzione sacra, in quanto ospita un tempietto ed un basso altare.

Meno sicura è la funzione dell'ambiente posto nell'angolo sud-orientale. Interpretata originariamente come sala da banchetto per cerimonie religiose, è ritenuta ora un sito per la vendita del pesce, esposto sopra un bancone ad U costeggiato alla base da una canaletta. Sulle pareti vi erano pitture oggi scomparse ed in particolare un quadro con il Sarno e altre divinità locali.
In un piccolo recinto rettangolare nell'angolo nord-est del portico è stato rinvenuto lo scheletro di una capretta, destinata probabilmente ad un sacrificio religioso, piuttosto che alla vendita.
Nella canaletta che conduce l'acqua dalla tholos all'esterno dell'edificio si rinvennero resti di lische e squame di pesce, pertinenti alle fasi precedenti del padiglione. Erano invece in funzione le botteghe all'esterno del Macellum, in cui si trovarono numerosi vasi con generi alimentari.
Anche ad Ercolano esisteva di certo un Macellum, nominato in alcune iscrizioni venute alla luce negli scavi del Settecento.

Fonte
Soprintendenza Archeologica di Pompei

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
Ristorante
"Il Principe" in Pompei

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