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I luoghi destinati al consumo di alimenti nelle città romane erano le cauponae (in cui si mangiava e si beveva) e i thermopolia o popinae (in cui si somministravano solo bevande). Molto numerosi a Pompei, specie lungo le vie più trafficate, erano costituiti da un ambiente aperto sulla strada, spesso dotato di un'insegna sulla facciata, come nel caso della Caupona di Euxinus con l'immagine di una Fenice, o di quella di Sittius, presso Porta Ercolano, con l'immagine di un elefante con un pigmeo, ora perduta. In tali locali in genere si trovano un bancone in muratura in cui sono inglobati contenitori fittili per gli alimenti, una serie di mensole a gradini in muratura per conservare in bella mostra stoviglie e bicchieri, un fornello per riscaldare i cibi.
Le cauponae possono presentare anche altre stanze, sale da pranzo per ospitare gli avventori o triclini sotto pergolati per pasti all'aperto.
La Caupona I 8, 8 è stata attribuita a Vetutius Placidus, personaggio il cui nome compare - insieme a quello della moglie Ascula o Ascla - nei manifesti elettorali dipinti sulla facciata dell'edificio ma anche, come destinatario, su alcune anfore fittili rinvenute all'interno dell'abitazione attigua alla caupona e con essa comunicante.
II locale è composto da un ampio ambiente che si apre direttamente sulla strada, la trafficata Via dell'Abbondanza, in gran parte occupato da un bancone in : muratura ad U in cui sono inglobati ben : 11 contenitori fittili (dolia) destinati a conservare la dose quotidiana di cibi e bevande da servire. Un fornello, posto sul bancone che si addossa alla parete orientale, serviva per riscaldare i cibi. A , destra dell'ingresso era una scala che ' conduceva ad una piccola cantinola sotterranea.
Sulla parete di fondo, tra due porte che ' conducono ad una sala da pranzo, al giardino retrostante e all'interno dell'abitazione, è un dipinto parietale attribuibile al Quarto stile, con una raffigurazione sacra (larario) in cui compaiono: al centro un personaggio ammantato che regge una cornucopia (Genius) che compie un sacrificio su un altarino pieghevole; ai lati due giovani (Lares) che indossano una corta tunica e versano del vino da un vaso a forma di corno (rhytón) in un piccolo secchiello; alle due estremità della scena le due divinità che proteggono l'attività commerciale esercitata da Vetutius: Mercurio, dio del commercio, che tiene in mano un sacchetto di monete ed il suo simbolo, il caduceo; Bacco, dio del vino, coronato di edera e poggiato ad un lungo bastone, mentre abbevera con una tazza di vino una pantera. A1 di sotto della scena due serpenti portafortuna che si avvicinano ad un altare. Nella sommità della pittura, sopra la cornice del timpano, si nota un altro piccolo timpano triangolare, ciò che resta di una precedente versione dell'immagine sacra.
Oltre a numerose anfore, rinvenute nel retrostante giardino, ed alcune forme di vasellame bronzeo, il rinvenimento più significativo è stato, in uno dei dolia del bancone, quello di un grosso quantitativo di monete di bronzo (374 assi e 1237 quadranti pari ad una somma di 683 sesterzi), cifra considerevole che poteva rappresentare il guadagno di alcune giornate di lavoro più che il gruzzolo conservato dal proprietario e nascosto provvisoriamente nelle fasi concitate che precedettero la fine della città.
In altri casi come nel vicino thermopolium di Asellina (IX 11, 2) i cui reperti sono esposti in mostra nellAntiquarium di Boscoreale, si rinvennero sul bancone vasellame di bronzo, fittile, vitreo oltre ad oggetti d'uso quali lucerne, numerose monete e un portamonete in osso.
Nelle aree periferiche della città, verso Porta di Stabia e verso l'Anfiteatro erano frequenti le cauponae dotate di ampi spazi interni, destinati a pranzi all'aperto, come il complesso VIII 7, 6, il cd. Orto dei Fuggiaschi (121, 2), la Caupona di Euxinus (I 11, 10-11) o quella del triclinio all'aperto con due fontane (11 9, 7). Questi locali, oltre che bar, osterie e ristoranti, erano anche bische e luoghi di "incontro", con lupanari nelle vicinanze o al piano superiore. Gustose scenette di pittura popolare dipinte sulle pareti di alcuni di essi, per esempio la Caupona di Salvius (VI 14, 35-36) ci testimoniano con ingenue vignette, quasi dei fumetti, le fasi di una partita a dadi e quelle della successiva rissa.
Fonte
Soprintendenza
Archeologica di Pompei
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