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Last Page Update 29/11/2006

 

home > Moda > Moda Costume Bellezza nell'Italia antica

Moda Costume e Bellezza nell'Italia antica


Ordini religiosi, associazioni di mestieri, elites politiche, eserciti, classi di individui hanno esibito fogge, colori, tessuti, metalli, acconciature per dichiarare il proprio legame con un popolo, una comunità, un sodalizio. Il ruolo di artigiani, guerrieri, viaggiatori, agricoltori, sacerdoti, asceti e stato espresso attraverso quello che in termini moderni si definirebbe il "look", seguendo regole non scritte ovvero, spesso, obbedendo a vere e proprie leggi tese a rafforzare, arginare o cancellare il potere di una tradizione.

Oltre agli infiniti caratteri di diversità, nel modo di abbigliarsi d'ogni tempo si individua un filo comune che risiede nella ricerca di elementi coesivi per la difesa e la perpetuazione dell'identità di una cultura. Allo stesso tempo, nei manufatti e nel loro valore simbolico si riconosce in tutte le epoche L'intento di distinguere, elevare o discriminare i membri di una società.

Oltre a regolare il rapporto fisico col proprio ambiente, quindi, il modo di abbigliarsi costituisce uno degli elementi fondamentali del vivere sociale.
Si sceglie di adornare il corpo con "artifici" anche per migliorare il proprio aspetto, manifestando un gusto personale e collettivo che nell'ostentazione del lusso nasconde la volontà di mostrare capacita individuali, nell'eleganza denota origini esclusive, nell'esibizione di manufatti rari e preziosi vanta la capacita di agire e di potere. La ricerca di una bellezza messa in mostra anche nelle fogge aggressive della guerra, nella semplicità delle vesti ascetiche, nei disegni sobri o provocanti tesi ad esaltare sensualità o pudicizia, nello splendore dei costumi della festa, ove si riafferma il legame con il proprio ceto e la propria terra: tutti elementi che si possono riconoscere nella miriade di immagini e di manufatti restituiti dall'archeologia.

I tratti "dell'abbigliarsi" costituiscono cosi, come espressione culturale più immediata di un gruppo, un vero e proprio linguaggio: esito di codici e comportamenti condivisi e fattore di cambiamento nei luoghi in cui si manifesta.
Nonostante il bisogno di uniformità espresso dal "costume", nel passato si assiste all'affermarsi e al diffondersi continuo di elementi nuovi: innovazioni a volte dirompenti per un preciso intento di rottura con le consuetu­dini, oppure cambiamenti marginali, perchè connaturati ai progressivi e impercettibili mutamenti della società. Tali trasformazioni - il complesso "moda" - a dispetto dello sde­gno dei moralisti, divengono parte del "costume" se consolidate dal favore del pubblico.

Gli sforzi di Augusto perchè la toga tornasse ad essere diffusa come simbolo della tradi­zione civile e morale di Roma e il divieto di portare il fez imposto nella Turchia della prima meta del '900 per accompagnare il processo di modernizzazione del paese, sono due estremi che ben illustrano la coscienza di quanto i "simboli da indossare" siano impor­tanti per la vita di una società.
Un'importanza sottolineata dalle proporzioni della produzione e degli scambi legati all'abbigliamento e alla cosmesi. La via dell'ambra preistorica o quella "della seta" sono solo gli esempi più famosi di fenomeni che arrivarono a coinvolgere luoghi di manifat­tura, rotte commerciali e mercati tra loro lon­tanissimi, spesso contribuendo in modo decisivo alle fortune o al crollo di intere regioni, al pari di generi fondamentali per la sopravvivenza come il sale, i cereali, il bestiame, i metalli.

L'iniziativa dal titolo "Moda, Costume e Bellezza nell'Italia Antica", estesa a tutto il territorio nazionale, offre l'opportunità di osservare e interpretare le trasformazioni delle società dalla preistoria al medioevo, nella varietà propria dei tanti ambienti geografici e culturali della penisola. Le esperienze di altri continenti o quelle delle popolazioni preindustriali, in quest'ambito, offrono chiavi di lettura per comprendere fenomeni lontani nel tempo, anche per il ruolo fondamentale che, spesso, ebbero nell'elaborazione dei significati e delle forme della nostra identità culturale.

Nell'ambito delle manifestazioni sulla Moda indette dalla Direzione Generale per i Beni Archeologici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza Archeologica di Pompei ha organizzato un'esposizione temporanea dal titolo "Moda Costume e Bellezza a Pompei e dintorni" in cui vengono presentati reperti dell'area vesuviana inerenti l'abbigliamento, i gioielli, le acconciature e la cosmesi.

L'estraneità dell'antico rispetto al moderno, gia avvertibile di fronte a qualsiasi reperto esposto in museo, si accentua nel confron­tarsi con le rappresentazioni figurate rappresentanti esseri umani vestiti. E' nell'insieme dell'abbigliamento, non nei particolari degli accessori e delle decorazioni, che si misura la distanza che ci separa dall'antichità, dai nostri dimenticati progenitori.
Quando il mondo e la cultura antica furono sentiti per la prima volta diversi, se non opposti, ai "moderni", le rappresentazioni figurate di soggetto antiqua­rio mutarono radicalmente. Non tanto per lo stile o l'iconografia : ma in quanto i personaggi antichi raffigurati cominciano ad apparire vestiti "all'antica ", e non più secondo la foggia dell'abbigliamento contemporaneo ai pittori.
L'estraneità, se intesa nelle sue motiva­zioni, appare costituire campo di interesse ben più stimolante che la consuetudine. L'estraneità si misura e si confronta: ritrovandovi elementi per rafforzare la propria individualità.
La grande estraneità che abbiamo di fronte, e non alle nostre spalle, e l'antico: nel quale sono fisse le radici che giungono fino al nostro presente. Pur nell'imperante, oggigiorno, dimenticanza della storia antica, la pressante presenza di materialità dei monumenti del passato, specie in questo compren­sorio, non può non renderci avvertiti che non possiamo tralasciare l'antico. Non solo come fonte di reddito, cosi come avviene in questo comprensorio, ma proprio perchè e posto alla base, sotto i nostri piedi: se non ci fosse, noi saremmo diversi da come oggi ci sen­tiamo.
Tanto più, quindi, il confronto si pone, diventa un'esigenza quando di fronte abbiamo non più mura ed edifici, colonne e capitelli: ma forme umane, così a noi simili quanto diverse appaiono già solo dai loro vestiti.
In questa bipolarità quasi un gioco di specchi tra sostanza e forma, tra natura e cultura, e la storia a guidarci sul cammino sicuro, anche se erto, della critica, del confronto, della riflessione. Non le intuizioni e i sentimenti: tanto fugaci che solamente le parole possono tentare di ancorarle.
Guardando antichi progenitori per come sono rappresentati andiamo più oltre di quanto Amleto fa davanti al teschio di Yorick: partecipiamo alla costruzione della storia dei fatti.
Pietro Giovanni Guzzo
Soprintendente Archeologo di Pompei

Fonte:
SOPRINTENDENZA ARCH EOLOGICA DI POMPEI
Antiquarium di Boscoreale 12 marzo-30 maggio 2004
 

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
Ristorante
"Il Principe" in Pompei

 © 2006 -2007 Pompeii-Restaurant.com - Un progetto di Marco e Pina Carli - Ristorante Il Principe ristorante a Pompei.
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