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Ordini
religiosi, associazioni
di mestieri, elites
politiche, eserciti,
classi di individui
hanno esibito fogge,
colori, tessuti,
metalli, acconciature
per dichiarare il
proprio legame con un
popolo, una comunità, un
sodalizio. Il ruolo di
artigiani, guerrieri,
viaggiatori,
agricoltori, sacerdoti,
asceti e stato espresso
attraverso quello che in
termini moderni si
definirebbe il "look",
seguendo regole non
scritte ovvero, spesso,
obbedendo a vere e
proprie leggi tese a
rafforzare, arginare o
cancellare il potere di
una tradizione.
Oltre agli infiniti
caratteri di diversità,
nel modo di abbigliarsi
d'ogni tempo si
individua un filo comune
che risiede nella
ricerca di elementi
coesivi per la difesa e
la perpetuazione
dell'identità di una
cultura. Allo stesso
tempo, nei manufatti e
nel loro valore
simbolico si riconosce
in tutte le epoche
L'intento di
distinguere, elevare o
discriminare i membri di
una società.
Oltre a regolare il
rapporto fisico col
proprio ambiente,
quindi, il modo di
abbigliarsi costituisce
uno degli elementi
fondamentali del vivere
sociale.
Si sceglie di adornare
il corpo con "artifici"
anche per migliorare il
proprio aspetto,
manifestando un gusto
personale e collettivo
che nell'ostentazione
del lusso nasconde la
volontà di mostrare
capacita individuali,
nell'eleganza denota
origini esclusive,
nell'esibizione di
manufatti rari e
preziosi vanta la
capacita di agire e di
potere. La ricerca di
una bellezza messa in
mostra anche nelle fogge
aggressive della guerra,
nella semplicità delle
vesti ascetiche, nei
disegni sobri o
provocanti tesi ad
esaltare sensualità o
pudicizia, nello
splendore dei costumi
della festa, ove si
riafferma il legame con
il proprio ceto e la
propria terra: tutti
elementi che si possono
riconoscere nella
miriade di immagini e di
manufatti restituiti
dall'archeologia.
I tratti
"dell'abbigliarsi"
costituiscono cosi, come
espressione culturale
più immediata di un
gruppo, un vero e
proprio linguaggio:
esito di codici e
comportamenti condivisi
e fattore di cambiamento
nei luoghi in cui si
manifesta.
Nonostante il bisogno di
uniformità espresso dal
"costume", nel passato
si assiste
all'affermarsi e al
diffondersi continuo di
elementi nuovi:
innovazioni a volte
dirompenti per un
preciso intento di
rottura con le
consuetudini, oppure
cambiamenti marginali,
perchè connaturati ai
progressivi e
impercettibili mutamenti
della società. Tali
trasformazioni - il
complesso "moda" - a
dispetto dello sdegno
dei moralisti, divengono
parte del "costume" se
consolidate dal favore
del pubblico.
Gli sforzi di Augusto
perchè la toga tornasse
ad essere diffusa come
simbolo della
tradizione civile e
morale di Roma e il
divieto di portare il
fez imposto nella
Turchia della prima meta
del '900 per
accompagnare il processo
di modernizzazione del
paese, sono due estremi
che ben illustrano la
coscienza di quanto i
"simboli da indossare"
siano importanti per la
vita di una società.
Un'importanza
sottolineata dalle
proporzioni della
produzione e degli
scambi legati
all'abbigliamento e alla
cosmesi. La via
dell'ambra preistorica o
quella "della seta" sono
solo gli esempi più
famosi di fenomeni che
arrivarono a coinvolgere
luoghi di manifattura,
rotte commerciali e
mercati tra loro
lontanissimi, spesso
contribuendo in modo
decisivo alle fortune o
al crollo di intere
regioni, al pari di
generi fondamentali per
la sopravvivenza come il
sale, i cereali, il
bestiame, i metalli.
L'iniziativa dal titolo
"Moda, Costume e
Bellezza nell'Italia
Antica", estesa a tutto
il territorio nazionale,
offre l'opportunità di
osservare e interpretare
le trasformazioni delle
società dalla preistoria
al medioevo, nella
varietà propria dei
tanti ambienti
geografici e culturali
della penisola. Le
esperienze di altri
continenti o quelle
delle popolazioni
preindustriali, in
quest'ambito, offrono
chiavi di lettura per
comprendere fenomeni
lontani nel tempo, anche
per il ruolo
fondamentale che,
spesso, ebbero
nell'elaborazione dei
significati e delle
forme della nostra
identità culturale.
Nell'ambito delle
manifestazioni sulla
Moda indette dalla
Direzione Generale per i
Beni Archeologici del
Ministero per i Beni e
le Attività Culturali,
la Soprintendenza
Archeologica di Pompei
ha organizzato
un'esposizione
temporanea dal titolo
"Moda Costume e Bellezza
a Pompei e dintorni" in
cui vengono presentati
reperti dell'area
vesuviana inerenti
l'abbigliamento, i
gioielli, le
acconciature e la
cosmesi.
L'estraneità
dell'antico rispetto al
moderno, gia avvertibile
di fronte a qualsiasi
reperto esposto in
museo, si accentua nel
confrontarsi con le
rappresentazioni
figurate rappresentanti
esseri umani vestiti. E'
nell'insieme
dell'abbigliamento, non
nei particolari degli
accessori e delle
decorazioni, che si
misura la distanza che
ci separa
dall'antichità, dai
nostri dimenticati
progenitori.
Quando il mondo e la
cultura antica furono
sentiti per la prima
volta diversi, se non
opposti, ai "moderni",
le rappresentazioni
figurate di soggetto
antiquario mutarono
radicalmente. Non tanto
per lo stile o
l'iconografia : ma in
quanto i personaggi
antichi raffigurati
cominciano ad apparire
vestiti "all'antica ", e
non più secondo la
foggia
dell'abbigliamento
contemporaneo ai
pittori.
L'estraneità, se intesa
nelle sue motivazioni,
appare costituire campo
di interesse ben più
stimolante che la
consuetudine.
L'estraneità si misura e
si confronta:
ritrovandovi elementi
per rafforzare la
propria individualità.
La grande estraneità che
abbiamo di fronte, e non
alle nostre spalle, e
l'antico: nel quale sono
fisse le radici che
giungono fino al nostro
presente. Pur
nell'imperante,
oggigiorno, dimenticanza
della storia antica, la
pressante presenza di
materialità dei
monumenti del passato,
specie in questo
comprensorio, non può
non renderci avvertiti
che non possiamo
tralasciare l'antico.
Non solo come fonte di
reddito, cosi come
avviene in questo
comprensorio, ma proprio
perchè e posto alla
base, sotto i nostri
piedi: se non ci fosse,
noi saremmo diversi da
come oggi ci sentiamo.
Tanto più, quindi, il
confronto si pone,
diventa un'esigenza
quando di fronte abbiamo
non più mura ed edifici,
colonne e capitelli: ma
forme umane, così a noi
simili quanto diverse
appaiono già solo dai
loro vestiti.
In questa bipolarità
quasi un gioco di
specchi tra sostanza e
forma, tra natura e
cultura, e la storia a
guidarci sul cammino
sicuro, anche se erto,
della critica, del
confronto, della
riflessione. Non le
intuizioni e i
sentimenti: tanto fugaci
che solamente le parole
possono tentare di
ancorarle.
Guardando antichi
progenitori per come
sono rappresentati
andiamo più oltre di
quanto Amleto fa davanti
al teschio di Yorick:
partecipiamo alla
costruzione della storia
dei fatti.
Pietro Giovanni Guzzo
Soprintendente
Archeologo di Pompei
Fonte:
SOPRINTENDENZA ARCH
EOLOGICA DI POMPEI
Antiquarium di
Boscoreale 12 marzo-30
maggio 2004
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