Gli alimenti che venivano consumati nell'area vesuviana erano in gran parte prodotti nel territorio circostante. Il mare del Golfo di Napoli forniva pesci, crostacei e molluschi, allevati anche in peschiere e piscine, sui monti veniva cacciata la selvaggina, le campagne producevano verdure, ortaggi, frutta, e gli alimenti derivati dall'allevamento - carne, uova, latte.
Alcuni prodotti avevano tuttavia la necessità di essere trasformati e confezionati per la conservazione e l'uso; è il caso del vino, dell'olio, del pane, del formaggio, del garum,
una rinomata e diffusa
salsa di pesce di epoca
romana. Esistevano
dunque opifici dove si
svolgevano queste
attività "industriali".
Il vino veniva prodotto nelle numerose fattorie villae rusticae del territorio vesuviano, dove famosi vitigni producevano vini altrettanto famosi. L'uva era torchiata in appositi ambienti (torcularia) all'interno delle fattorie e, in qualche caso, anche nella stessa Pompei; il mosto veniva conservato in appositi contenitori fittili (dolia) interrati in ampi cortili scoperti (cellae vinariae), fino alla sua trasformazione in vino e alla sua conservazione in anfore, destinate al trasporto e alla commercializzazione.
L'olio veniva prodotto anch'esso in alcune delle fattorie del territorio vesuviano e stabiese. Sottoponendo le olive a triturazione nei frantoi (trapeta), a torchiatura (torcular) e alla successiva decantazione, si otteneva l'olio che veniva ugualmente conservato in contenitori fittili di grandi dimensioni. L'olio prodotto nell'area vesuviana era destinato probabilmente solo ad ambito locale ma non era sufficiente a soddisfare tale mercato se era necessario importare olio dalla Penisola Iberica, come dimostrano alcune anfore fittili rinvenute nell'area vesuviana.
Il pane era prodotto nei numerosi panifici di Pompei ed Ercolano, mentre le villae rusticae erano dotate di proprio impianto di panificazione, composto da forno e macina.
Il formaggio era prodotto nelle fattorie, come attesta l'unico esempio finora accertato di industria casearia del territorio vesuviano, una villa rustica nella Valle del Sarno, in cui si rinvenne una grande caldaia di bronzo utilizzata per la lavorazione del latte.
Il garum invece, una salsa ottenuta dalla macerazione del pesce, era prodotto a Clazomene nella Ionia, Leptis Magna in Africa, nella Penisola Iberica e a Pompei; particolarmente rinomata era la produzione del pompeiano Aulus Umbricius Scaurus, nome che compare spesso sui contenitori fittili destinati alla commercializzazione di tale prodotto. Un opificio per la produzione del garum è stato individuato in un edificio di Pompei sito nella Regio I, insula 12, civico 8, in cui si rinvennero dolia fittili con i resti disseccati della salsa di pesce e una grande quantità di anfore.
I luoghi di vendita
I cibi erano venduti all'interno delle città in appositi spazi ed ambienti a ciò destinati. Il sito principale era il mercato (Macellum), destinato alla vendita di carne e pesce. Vi erano anche negozi al dettaglio (tabernae), dedicate alla vendita di frutta secca, di frutta fresca, di legumi. Spesso i panifici erano dotati di un ambiente destinato alla vendita del pane.
Esistevano anche venditori ambulanti di commestibili: di focacce (libarii), di pizze (clibanarii), di pesci (piscicapi), di pollame (gallinari).
I luoghi di consumo
I cibi potevano essere consumati in vari locali pubblici. Esistevano ristoranti e osterie, definiti cauponae, per il consumo di cibi e bar, definiti thermopolia o popinae, per il consumo solo di bevande. Molto numerosi a Pompei, questi locali erano composti in genere da un ambiente che si affacciava su una via di traffico, dotato di un bancone per la mescita dove erano inglobati contenitori fittili per la conservazione al caldo o al freddo di alimenti, di mensole e scaffaletti per riporre bicchieri e bottiglie, di un fornello per la preparazione di pietanze. Talvolta un altro ambiente era destinato ai tavoli per gli avventori o, addirittura, ad ospitare i triclini per un pranzo più comodo, in un luogo appartato o sotto il pergolato di un giardino.
Fonte
Soprintendenza
Archeologica di Pompei
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