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Last Page Update 29/11/2006

 

home > Moda > Abbigliamento > gli indumenti

Gli indumenti


Rilievo fittile con figura femminileL'attenzione che il mondo romano ha dedicato alla moda e in particolare al settore dell'abbigliamento ed ai suoi accessori non e molto dissimile da quanto avviene ai giorni nostri; attraverso il suo studio non solo e possibile seguire lo sviluppo della società dal semplice stile di vita dell'età repubblicana fino al lusso dell'età imperiale, ma anche evidenziare certi dettagli che si ritrovano ancora oggi nel nostro vestire e modi di fare altrettanto attuali:"... come il monte Ibla si tinge di vari colori quando le api siciliane succhiano i fiori primaverili, così i tuoi armadi si colorano di mantelli accatastati, le tue cassapanche brillano di innumerevoli vestaglie. Le tue candide vesti, prodotte dalla terra di Puglia con molte greggi, possono vestire una tribù..." scrive Marziale (Epigrammi, 2, 46) a proposito del lusso imperante a Roma, non solo tra le donne, ma anche tra gli uomini.

Nel periodo arcaico, gli indumenti maschili e quelli femminili erano molto si­mili rispondendo unicamente a finalità funzionali, come si può osservare ad esempio nella statuetta del Pastore in marmo rinvenuta a Stabiae, vestita unicamente con una pelle di animale. Con il passare del tempo la moda femminile si differenziò da quella maschile per il continuo evolversi del gusto e dei costumi, che in età imperiale diventa­rono sempre più raffinati per soddisfare lo sfrenato desiderio di lusso cui contribuì anche l'abrogazione di leggi che erano state emanate proprio per contenere le spese voluttuarie eccessive (leggi suntuarie).

Figura femminile ammantata in terracottaIn realtà, l'abbigliamento femminile si distingue, più che per la linea, per la ricchezza delle stoffe e per lo splendore dei colori.
Alla manifattura delle vesti attendevano i sarti (vestitores o vestifici), mentre i negotiatores vestiarii erano i commercianti di abiti confezionati; i sartores o i sarcinatores erano i sarti che rattoppavano i vestiti usati.
Gli indumenti romani si dividevano in due categorie, quelli che erano indos­sati (indumenta) e quelli nei quali ci si avvolgeva (amicta).
Tra i primi il più antico e forse, in origine, unico capo di abbigliamento era il subligar, una semplice fascia di lino che veniva annodata in vita e che serviva a coprire il basso ventre.
Le donne usavano anche una fascia che serviva a sostenere il seno (mammillare).
Al di sopra si indossava una tunica, che costituiva la veste base, usata sia dagli uomini che dalle donne, in tutte le occasioni della vita pubblica e privata.Figura femminile acefala in terracotta
La tunica era un abito di lana o di lino, a seconda delle stagioni, di colore bianco o del colore naturale della lana, formato da un unico rettangolo di stoffa, indossato in modo da rimanere aperto su un fianco, trattenuto sulle spalle da fibule e stretto in vita da una cintura (cinctum). Esistevano anche tuniche più raffinate, di lino o di seta, tinte in una vastissima gamma di colori ed arricchite da ricami o applicazioni di vario genere.
Le donne, spesso, usavano trattenere la tunica con due cinture, di cui una sotto il seno ed un'altra sui fianchi.

La tunica usata dalle donne poteva avere le maniche lunghe (tunica manicata) ed es­sere lunga fino ai talloni (tunica talaris), mentre quella indossata dagli uomini era a maniche corte ed aveva una lunghezza che variava da sopra il ginocchio a metà polpaccio.
Rilievo con cavaliere disarcionatoL'uso della tunica manicata da parte degli uomini, introdotto a Roma a partire dall'età repubblicana, era giudi­cato sconveniente perchè segno di effeminatezza, così come il portare la tunica senza cintura (tunica discinta) era oggetto di riprovazione.
L'ornamento più comune della tunica era il clavus, una fascia purpurea che scendeva perpendicolarmente dalle spalle sino all'orlo inferiore e costi­tuiva un segno di privilegio.
La tunica indossata dai senatori e dai tribuni militari era detta laticlavia, quella indossata dai cavalieri angusticlavia.

Esistevano tuniche speciali come la tunica palmata, con ricchi ricami a forma di foglia di palma, indossata dai consoli durante un trionfo o per una cerimonia ufficiale; la synthesis o vestis caenatoria era, invece, una tunica leggera, spesso di lino, che si usava durante i banchetti e che, per la sua morbidezza, permetteva di stare a proprio agio (Marziale, Epigrammi, V,79). Spesso i convitati la cambiavano durante il pasto per evitare che il sudore rimanesse a contatto del corpo.
Rilievo con uomo e fanciulloUna tunica tutta particolare era quella nuziale: bianca, lunga, stretta in vita da una cintura (zona) allacciata da un doppio nodo (nodus herculeus). Solo lo sposo poteva sciogliere tale cintura (zonam solvere), dando inizio alla vita coniugale. Sul capo la sposa metteva un velo rosso (flammeum) sul quale era poggiata una corona di mirto. Anche i fanciulli e le fanciulle, fino all'età di 17 anni, indossavano semplici tuniche, per lo più variopinte o impreziosite da ricami e fasce purpuree.
Sopra la tunica gli uomini indossavano la toga, l'abito per eccellenza, costituita da una pesante stoffa di lana molto ampia, fermata sulle spalle da fibule, che veniva drappeggiata intorno al corpo, come evidenzia chiaramente la statuaria; questo capo, nella prima età repubblicana, era usato anche dalle donne come sopravveste per uscire.

Dalla statuaria e dai rilievi e possibile seguire lo sviluppo e il cambiamento della toga dall'età repubblicana, quando la toga (toga restricta) era povera di pieghe, all'ampia toga fusa della prima età imperiale ed infine alla toga ancora più ampia con umbus e doppio sinus fino alla toga contabulata del basso impero, detta così perchè il lembo di stoffa, che dava ricchezza al secondo sinus, veniva ripiegato più volte ordinatamente su se stesso, in modo da formare uno spessore simile ad una tavola lignea (contabulatio).Piccolo pescatore addormentato con mantello
Spesso la toga veniva stretta ed annodata intorno ai fianchi, per dare una maggiore libertà di movimento avendo così il cinctus gabinus, detto così perchè introdotto a Roma dalla città di Gabii. Questo modo di indossare la toga era, però, ammesso solo per ragioni rituali.
Un tipo particolare di toga era la trabea, ampia toga bianca decorata da strisce di porpora o interamente color porpora, usata dai re in periodo prerepubblicano e successivamente anche dai consoli, dagli auguri e dai cavalieri che durante le cerimonie si coprivano il capo con un lembo della toga, da cui la dizione di capite velato.
La toga candida, tessuta con lana appositamente candeggiata, veniva usata da coloro che aspiravano alle cariche pubbliche, da cui il termine attualeTesta di giovane che compie un sacrificio (capite velato) "candidato" : La toga picta, di proprietà dello Stato, variopinta e con ricami d'oro, era indossata dai consoli durante le cerimonie trionfali. La toga praetexta veniva indossata, oltre che dai fanciulli fino ai 17 anni, anche dagli alti magistrati, da alcuni sacerdoti, dai consoli, dai pretori e dagli edili. Per un lutto, si indossava una toga nera o grigio scuro, la toga pulla. La toga sordida, sporca e lacera, veniva indossata invece dagli accusati durante i processi, nella speranza di muovere a pietà i giudici con quell'ostentazione di povertà.

In età imperiale, l'aspetto della toga era diventato imponente e simbolico, ma essa era faticosa da portare e compli­cata da indossare. Prezioso era pertanto l'aiuto del vestiplicus, uno schiavo addetto alla sistemazione delle pieghe.
Le matrone, invece, in età imperiale in­dossavano come sopravveste per uscire in pubblico un mantello tipica­mente femminile (palla), molto morbido, che veniva drappeggiato intorno al corpo e lasciato cadere con pieghe naturali. La palla di tipo cerimoniale era lunga fino ai piedi ed un lembo saliva a coprire la testa. Era molto meno ricca di tessuto e più morbida rispetto alla toga maschile.
Statua di Marco Olconio Rufo in abito militare. Pompei (ora Museo Archeologico di Napoli)Direttamente sulla tunica intima invece indossavano la stola, veste di stoffa piuttosto pesante, ricca di pieghe, e decorata da una balza (instita) con ricami e frange sull'orlo inferiore. Quando le matrone si mostravano in pubblico dovevano coprirsi il capo con un lembo della stola. Proprio per la pesantezza del tessuto la stola divenne il simbolo della virtù e del pudore femminile.
Le donne di facili costumi, invece, indossavano abiti molto trasparenti ma quando uscivano erano obbligate ad avvilupparsi in una toga tipicamente maschile, essendo loro vietato l'uso della stola. Il termine stola ha mutato significato nel corso del tempo, in quanto oggi indica per lo più una sciarpa che serve a coprire le spalle.
Gli schiavi e i lavoratori in genere (pa­stori, pescatori, agricoltori, artigiani, commercianti) indossavano tuniche semplici, generalmente corte, appuntate sulla spalla sinistra da una fibula e strette in vita da una cintura semplicissima. La tunica femminile aveva lo scollo a barca, trattenuto su entrambe le spalle da fibule, in modo da lasciare libere le braccia.
Sulla tunica si usavano mantelli per proteggersi dal freddo e dalle intemperie come il birrus, aperto sul davanti e fornito di cappuccio e l'alicula, mantellina corta, fermata sul davanti da una fibula.

Fonte:
SOPRINTENDENZA ARCH EOLOGICA DI POMPEI
Antiquarium di Boscoreale 12 marzo-30 maggio 2004
 

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
Ristorante
"Il Principe" in Pompei

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