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Il
grande edificio che
occupa l'angolo
settentrionale del Foro
di Pompei venne scavato
tra il 1818 e il 1822 ed
interpretato
inizialmente come un
tempio (tempio di
Augusto, Pantheon). Solo
successivamente fu
indicata la vera
funzione, quella di
mercato, chiamato in
latino macellum.
Tale termine, di
etimologia incerta,
forse di origine
fenicia, definisce il
luogo destinato alla
vendita di generi
alimentari, mentre con
altri appellativi si
indicavano mercati per
cibi specifici quali il
mercato ittico (forum
piscarium), quello di
cibi cotti (forum
coquinum), di
ghiottonerie (forum
cuppedinis), della
verdura, cereali e
legumi (forum olitorium),
del bestiame (forum
boarium).
Il Macellum di Pompei
risale, nella sua fase
originaria, ad epoca
tardo-sannitica ed è
databile alla seconda
metà del II sec. a.C. In
epoca giulio-claudia,
l'edificio fu
ricostruito nello stesso
sito e con pianta molto
simile ed infine
ampiamente restaurato
dopo il terremoto del 62
d.C.
Al
momento dell'eruzione
alcune sue parti erano
probabilmente ancora o
di nuovo in restauro.
L'edificio è costituito
da un ampio cortile
porticato, decorato da
pitture di Quarto stile
che presentano quadri
mitologici (Ulisse e
Penelope, lo e Argo,
Medea e i suoi figli) e,
in alto, nature morte
con uccelli e pesci. Al
centro del cortile era
un padiglione
dodecagonale, sostenuto
da pali di legno
ancorati a dodici basi;
sul lato meridionale si
apre una serie di
piccole botteghe e,
all'esterno
dell'edificio, altre
botteghe sono disposte
sul lato settentrionale
e sul lato occidentale.
Gli ingressi al Macellum
sono tre: uno,
monumentale, con doppia
porta, si apre sul lato
occidentale; uno più
semplice si apre tra le
botteghe che costeggiano
il lato settentrionale;
l'altro, preceduto da
alcuni gradini,
nell'angolo sudorientale,
dal vicolo che delimita
l'edificio. Sul lato
orientale sono disposte
tre grandi sale.
La
prima (F), a nord-est,
presenta sul fondo una
nicchia su podio, con
piccola scala laterale
ed un altare a gradoni;
la sua funzione è
incerta ed è probabile
che fosse utilizzata per
banchetti religiosi o
riunioni del collegio
dei sacerdoti del culto
imperiale, piuttosto che
per vendite all'asta,
come è stato da alcuni
sostenuto.
La seconda (D), al
centro, presenta un
piccolo tempio con
scalinata antistante e
quattro nicchie sulle
pareti laterali. Durante
lo scavo si rinvenne un
frammento di statua
marmorea (il braccio
reggente il globo)
appartenente ad una
statua di imperatore e
due statue marmoree
intere, ora conservate
al Museo Archeologico di
Napoli e sostituite in
loco da due copie in
gesso; la sala era
destinata probabilmente
al culto imperiale.
La terza sala (E), a
sud-est, presenta invece
un bancone ad U dal
piano inclinato, in
muratura e rivestito
originariamente in
marmo. Era destinata
alla vendita del pesce.
Nelle
botteghe che si
addossavano al lato
settentrionale del
cortile del Macellum era
verosimilmente ubicata
la corporazione dei
profumieri, perchè si
rinvenne, lungo il
prospetto di una di
esse, un'iscrizione
elettorale dipinta
relativa ad un candidato
appoggiato dagli
unguentarii (CIL IV,
609).
Le statue
Le
due statue rinvenute nel
Macellum sono
concordemente datate ad
età neroniana mentre
controversa è la loro
identificazione.
Molti studiosi le hanno
ritenute ritratti di
membri della famiglia
imperiale: la figura
maschile è stata quindi
interpretata come Druso
maggiore, Marcello,
Nerone figlio di
Germanico, Antonio
Agrippa figlio di
Drusilla, Druso cesare,
Britannico, mentre la
figura femminile è stata
interpretata come Livia,
Giulia di Druso,
Agrippina minore,
Ottavia minore, Poppea
Sabina.
Più recentemente è stata
invece avanzata
l'ipotesi che si tratti
di due appartenenti ad
una famiglia locale, cui
si devono i lavori di
ristrutturazione del
Macellum. Si è quindi
pensato alla famiglia
dei Poppaei e alla
famiglia degli Allei
Nigidi, in particolare a
Cneus Alleius Nigidius
Maius e a sua figlia
Alleia Nigidia Maia.
L'assenza di conferme
epigrafiche e di
confronti iconografici
certi non ha finora
consentito una
definitiva risoluzione
del problema. La statua
maschile riproduce le
fattezze di un giovane
dalla corta barba,
raffigurato nudo, come
un eroe. Indossa
esclusivamente un
mantello che avvolge i
fianchi e si raccoglie
sul braccio sinistro; la
mano sinistra tiene oggi
una spada, ma la mano e
la spada sono entrambe
di restauro, ricostruite
forse sulla scorta di
tracce allora visibili.
Sul capo, alcuni fori ai
lati delle tempie hanno
fatto ipotizzare la
presenza, o l'aggiunta,
di una corona di bronzo.
La capigliatura, a
ciocche corte tagliate
su vari livelli, che
scendono leggermente
anche sul collo, con
accenno alle basette, è
tipica di Nerone e
consente dunque una
datazione della statua
ad età neroniana.
La
statua femminile
riproduce invece le
fattezze di una
sacerdotessa, riccamente
vestita. La donna
solleva nella mano
destra una patera
(entrambe di restauro ma
verosimilmente presenti
nell'originale), mentre
con la sinistra regge
una teca con grani
d'incenso; il capo è
coperto dal mantello ed
ornato da una corona
vegetale e da una benda
sacra (infula) che
ricade ai lati del viso.
Della capigliatura è
visibile solo la parte
scoperta, sulla fronte,
dove è resa come una
massa compatta di
riccioli chioccioliformi,
secondo una moda già
attestata in epoca
tardoneroniana e che si
diffonderà, con numerosi
eccessi, soprattutto in
epoca flavia.
Molto interessante
l'abbigliamento della
sacerdotessa pompeiana,
che indossa una leggera
tunica dalle maniche
ornate da bottoncini,
una sopraveste (stola)
con bretelle decorate da
motivi a treccia ed un
mantello (palla) che
avvolge la figura e vela
il capo lasciando
scoperto il busto e si
annoda a sinistra
ricadendo sul braccio
piegato, secondo un
modello iconografico che
trova in famose statue
greche di età classica
ed ellenistica i suoi
precursori.
Cenni bibliografici:
Per il Macellum: C. De
Ruyt, Macellum. Marché
alimentaire des Romains,
Louvain 1983, pp.
137-149
A. Varone
in Aa. Vv., Pompei. Gli
scavi dal 1748 al 1860,
Milano 2002, pp. 48-49
Per le iscrizioni della
corporazione dei
profumieri cfr. CIL IV,
609 e M. Della Corte,
Case ed abitanti di
Pompei,
Napoli 1965, p. 181 (339
a) e p. 182 (340 b), di
lettura meno sicura
Per le statue, da ultime
e con bibliografia
precedente:
S. Adamo Muscettola, I
Nigidi Mai di Pompei:
far politica tra l'età
neroniana e l'età flavia,
in Rivista dell'Istituto
di Archeologia e Storia
dell'Arte, XIV-XV,
1991-92, pp. 193218
A. Small,
The Shrine of the
Imperial Family in the
Macellum at Pompeii, in
Journal of Roman
Archaelogy suppl. 17,
1996, pp. 120-30 R.
Bonifacio,
Ritratti romani da
Pompei, Roma 1997, n. 8,
pp. 44-46 e n. 12, pp.
53-56
Fonte:
SOPRINTENDENZA ARCH
EOLOGICA DI POMPEI
Antiquarium di
Boscoreale 12 marzo-30
maggio 2004
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