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Last Page Update 01/12/2006

 

home > Siti storici > Pompei. Il Macellum

Pompei. Il Macellum


Pianta di Pompei con ubicazione del MacellumIl grande edificio che occupa l'angolo settentrionale del Foro di Pompei venne scavato tra il 1818 e il 1822 ed interpretato inizialmente come un tem­pio (tempio di Augusto, Pantheon). Solo successivamente fu indicata la vera funzione, quella di mercato, chiamato in latino macellum.
Tale termine, di etimologia incerta, forse di origine fenicia, definisce il luogo destinato alla vendita di generi alimentari, mentre con altri appellativi si indicavano mercati per cibi specifici quali il mercato ittico (forum piscarium), quello di cibi cotti (forum coquinum), di ghiottonerie (forum cuppedinis), della verdura, cereali e legumi (forum olitorium), del bestiame (forum boarium).
Il Macellum di Pompei risale, nella sua fase originaria, ad epoca tardo-sannitica ed è databile alla seconda metà del II sec. a.C. In epoca giulio-claudia, l'edificio fu ricostruito nello stesso sito e con pianta molto simile ed infine ampiamente restaurato dopo il terremoto del 62 d.C.

Pianta del MacellumAl momento dell'eruzione alcune sue parti erano probabilmente ancora o di nuovo in restauro.
L'edificio è costituito da un ampio cortile porticato, decorato da pitture di Quarto stile che presentano quadri mitologici (Ulisse e Penelope, lo e Argo, Medea e i suoi figli) e, in alto, nature morte con uccelli e pesci. Al centro del cortile era un padiglione dodecagonale, sostenuto da pali di legno ancorati a do­dici basi; sul lato meridionale si apre una serie di piccole botteghe e, all'esterno dell'edificio, altre botteghe sono disposte sul lato settentrionale e sul lato occidentale. Gli ingressi al Macellum sono tre: uno, monumentale, con doppia porta, si apre sul lato occidentale; uno più semplice si apre tra le botteghe che costeggiano il lato settentrionale; l'altro, preceduto da alcuni gradini, nell'angolo sudorientale, dal vicolo che delimita l'edificio. Sul lato orientale sono disposte tre grandi sale.
Settore nord-occidentale del MacellumLa prima (F), a nord-est, presenta sul fondo una nicchia su podio, con piccola scala laterale ed un altare a gradoni; la sua funzione è incerta ed è probabile che fosse utilizzata per banchetti religiosi o riunioni del collegio dei sacerdoti del culto imperiale, piuttosto che per vendite all'asta, come è stato da alcuni sostenuto.

La seconda (D), al centro, presenta un piccolo tempio con scalinata antistante e quattro nicchie sulle pareti laterali. Durante lo scavo si rinvenne un frammento di statua marmorea (il braccio reggente il globo) appartenente ad una statua di imperatore e due statue marmoree intere, ora conservate al Museo Archeologico di Napoli e sostituite in loco da due copie in gesso; la sala era destinata probabil­mente al culto imperiale.
La terza sala (E), a sud-est, presenta invece un bancone ad U dal piano inclinato, in muratura e rivestito originariamente in marmo. Era destinata alla vendita del pesce.
Settore orientale del MacellumNelle botteghe che si addossavano al lato settentrionale del cortile del Macellum era verosimilmente ubicata la corporazione dei profumieri, perchè si rinvenne, lungo il prospetto di una di esse, un'iscrizione elettorale dipinta relativa ad un candidato appoggiato dagli unguentarii (CIL IV, 609).

Le statue

Statua maschile dal Macellum (ora Museo Archeologico di Napoli)Le due statue rinvenute nel Macellum sono concordemente datate ad età neroniana mentre controversa è la loro identificazione.
Molti studiosi le hanno ritenute ritratti di membri della famiglia imperiale: la figura maschile è stata quindi interpretata come Druso maggiore, Marcello, Nerone figlio di Germanico, Antonio Agrippa figlio di Drusilla, Druso cesare, Britannico, mentre la figura femminile è stata interpretata come Livia, Giulia di Druso, Agrippina minore, Ottavia minore, Poppea Sabina.
Più recentemente è stata invece avanzata l'ipotesi che si tratti di due appartenenti ad una famiglia locale, cui si devono i lavori di ristrutturazione del Macellum. Si è quindi pensato alla famiglia dei Poppaei e alla famiglia degli Allei Nigidi, in particolare a Cneus Alleius Nigidius Maius e a sua figlia Alleia Nigidia Maia. L'assenza di conferme epigrafiche e di confronti iconografici certi non ha finora consentito una definitiva risoluzione del problema. La statua maschile riproduce le fattezze di un giovane dalla corta barba, raffigurato nudo, come un eroe. Indossa esclusivamente un mantello che avvolge i fianchi e si raccoglie sul braccio sinistro; la mano sinistra tiene oggi una spada, ma la mano e la spada sono entrambe di restauro, ricostruite forse sulla scorta di tracce allora visibili. Sul capo, alcuni fori ai lati delle tempie hanno fatto ipotizzare la presenza, o l'aggiunta, di una corona di bronzo. La capigliatura, a ciocche corte tagliate su vari livelli, che scendono leggermente anche sul collo, con accenno alle basette, è tipica di Nerone e consente dunque una datazione della statua ad età neroniana.
Statua femminile dal Macellum (ora Museo Archeologico di Napoli)La statua femminile riproduce invece le fattezze di una sacerdotessa, riccamente vestita. La donna solleva nella mano destra una patera (entrambe di restauro ma verosimilmente presenti nell'originale), mentre con la sinistra regge una teca con grani d'incenso; il capo è coperto dal mantello ed ornato da una corona vegetale e da una benda sacra (infula) che ricade ai lati del viso.
Della capigliatura è visibile solo la parte scoperta, sulla fronte, dove è resa come una massa compatta di riccioli chioccioliformi, secondo una moda già attestata in epoca tardoneroniana e che si diffonderà, con numerosi eccessi, soprattutto in epoca flavia.
Molto interessante l'abbigliamento della sacerdotessa pompeiana, che indossa una leggera tunica dalle maniche ornate da bottoncini, una sopraveste (stola) con bretelle decorate da motivi a treccia ed un mantello (palla) che avvolge la figura e vela il capo lasciando scoperto il busto e si annoda a sinistra ricadendo sul braccio piegato, secondo un modello iconografico che trova in famose statue greche di età classica ed ellenistica i suoi precursori.

Cenni bibliografici:
Per il Macellum: C. De Ruyt, Macellum. Marché alimentaire des Romains, Louvain 1983, pp. 137-149
A. Varone
in Aa. Vv., Pompei. Gli scavi dal 1748 al 1860, Milano 2002, pp. 48-49
Per le iscrizioni della corporazione dei pro­fumieri cfr. CIL IV, 609 e M. Della Corte, Case ed abitanti di Pompei,
Napoli 1965, p. 181 (339 a) e p. 182 (340 b), di lettura meno sicura
Per le statue, da ultime e con bibliografia precedente:
S. Adamo Muscettola, I Nigidi Mai di Pompei: far politica tra l'età neroniana e l'età flavia, in Rivista dell'Istituto di Archeologia e Storia dell'Arte, XIV-XV, 1991-92, pp. 193­218
A. Small,
The Shrine of the Imperial Family in the Macellum at Pompeii, in Journal of Roman Archaelogy suppl. 17, 1996, pp. 120-30 R. Bonifacio,
Ritratti romani da Pompei, Roma 1997, n. 8, pp. 44-46 e n. 12, pp. 53-56

Fonte:
SOPRINTENDENZA ARCH EOLOGICA DI POMPEI
Antiquarium di Boscoreale 12 marzo-30 maggio 2004
 

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
Ristorante
"Il Principe" in Pompei

 © 2006 -2007 Pompeii-Restaurant.com - Un progetto di Marco e Pina Carli - Ristorante Il Principe ristorante a Pompei.
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