:: home :: chi siamo  :: contatti  [English] [Español] [Français] [Deutsch] [漢語] [日本語]

menu

:: Arte
:: Religione
:: Lusso
:: Moda
:: Gastronomia
:: Lavoro
  :: Itinerari
  :: Siti
  :: Ricette Antiche
  :: Vini
  :: Hotels
Last Page Update 06/12/2006

 

home > Siti storici > Capri > La grotta di Matromania: la grotta più discussa di Capri

La grotta di Matromania: la grotta più discussa di Capri

Grotta di MatromaniaAperta in uno dei più reconditi luoghi di Capri, in prossimità dell'Arco Naturale, fra le rupi che cadono a picco sul mare, la grotta di Matromania cela ancor oggi il mistero del nome che porta e della storia che ha vissuto.
Scavato nel tempo dall'erosione dei flutti marini l'antro, sicuramente elevato a dignità di caverna-tempio, simile ad una cattedrale rupestre, ha sempre suscitato discordi pareri fra gli studiosi circa l'individuazione della divinità cui era dedicato, prestandosi peraltro a palcoscenico di eventi scandalosi. La gradinata che porta alla grotta è circondata da un paesaggio di grandiosa e selvaggia potenza che alterna spoglie rupi calcaree a cespugli di mirti e lentischi; a tratti qualche pino marittimo, piegato dal vento, emerge, fin quando un arco introduce alla grotta che, sprofondata fra le sue cupe ombre nella parte più profonda del burrone, rimane pressoché invisibile dal mare.

Nel suo interno, entro una piccola cavità, si raccoglie una minima quantità d'acqua filtrata dalle pareti rocciose nei periodi piovosi, pallido riflesso dell'abbondante acqua che doveva confluirvi nel passato. Inoltre vi si trovano muti resti di opere romane. Matromania, come l'omonima vallata, è sopravvivenza popolare e corruzione di "Matris magnum antrum" o, come alcuni sostengono, di "magnum Mithrae antrum"?
Era sacra, cioè, al culto della Magna Mater Cibele o a quello del dio Mithra?
Non è da escludere, comunque, la ragionevole possibilità che ad un primo culto se ne sia sostituito un altro.

La caverna, sin dal paleolitico, fu cercata dall'uomo per fare esperienza del "sacro": qui la natura offriva una rappresentazione del grembo materno ove, svanendo tempo e spazio, compariva la dimensione unitaria del sacro e, in stato di trance sciamanica, gli uomini potevano percepire l'unità con la deità della Natura che, di continuo, penetrava ovunque e ne usciva diversamente da vari luoghi; qui le fresche e oscure pareti rocciose avvolgevano l'uomo, isolandolo dall'ambiente esterno, come in un utero materno, predisponendolo al contatto con le forze vitali dell'esistenza.

L'archetipo della caverna abbraccia infatti il significato di Centro che, nelle tradizioni antiche, indicava l'origine, il punto di partenza di tutte le cose, il luogo d'incontro tra il mondo divino e quello umano ma, contemporaneamente il mezzo, ovvero il medesimo luogo che, neutralizzando le tendenze contrarie e conciliando gli opposti, realizzava uno stato di perfetto equilibrio. In questo santuario naturale l'uomo ricercava dunque uno stato speciale di sintesi tra il suo essere e l'Essere universale; avvolto dalla terra, accarezzato da una oscurità quasi tangibile e, concentrato nel suo interiore, egli aspirava al contatto con la divinità.

Così la celebrazione di un culto alla frigia Cibele nella grotta di Matromania è plausibile, considerato che la dea, adorata nelle grotte come divinità della montagna, aveva ad emblema una pietra nera di forma conica, raffigurazione in forma ridotta della stessa montagna. Del resto molte Madri mediterranee, fasciate nella loro ieracità verticale, erano in origine pietre erette. Se questi elementi la collegavano alla terra, le sacre pietre nere - i betili - erano però degli aeroliti e, quali oggetti celesti, le donavano valenze uraniche. Pertanto se l'asse rappresentato dalla montagna univa la terra al cielo, Cibele, sintetizzandoli in sé, per osmosi, trasmetteva all'iniziato uno stato di equilibrio. La caverna, per le sue caratteristiche "organiche", diveniva così il tempio ove le nozze sacre tra l'uomo e la divinità si celebravano.

Quale rapporto esisteva però tra il culto cibelico della montagna e della pietra e Mithra, ultima divinità del paganesimo, dal credo solare? Un mito ne chiarisce il nesso: egli nacque da una roccia, immagine che richiama il sole al suo sorgere dietro le montagne. Le due religioni avevano dunque stretti rapporti, riflettendo le più arcaiche concezioni secondo le quali un dio solare nasceva sempre da una Grande Madre.

La scoperta poi di un bassorilievo mitriaco (conservato al Museo Archeologico Nazionale) che si presumeva avvenuta se non all'interno della grotta di Matromania, nelle sue immediate vicinanze, ha indotto molti a ritenerla un mitreo. Inoltre il sole a mezzogiorno illumina la grotta affacciata a levante e l'oriente, con l'erompere della luce, fu quasi un atto sacramentale del mitraismo che, tuttavia, celebrava i suoi riti sottoterra. Alcuni ritengono invece che Matromania sia stata un semplice ninfeo romano di epoca augustea o tiberiana, luogo sacro al culto delle Ninfe e delle acque, ove nelle ore più calde ed assolate i romani andavano a godere il fresco.

i luoghi di CapriDi solito, però, i ninfei formavano il naturale completamento di ville e giardini, ad imitazione dei lussuosi palazzi dell'oriente ellenistico ma, vicino alla grotta, non si sono trovati ruderi di costruzioni, né, a quanto sembra, collegamenti con alcuna delle ville imperiali dell'isola. Si potrebbe perciò pensare ad una continuità di culto nella caverna-tempio di Matromania, soprattutto perché l'acqua, nella tradizione, ha sempre indicato la matrice delle multiformi possibilità dell'esistente e, in quanto tale, è sempre stata associata ai culti delle Madri, spesso individuate come Ninfe. I romani comunque trasformarono la grotta in una grande sala absidata, con due gradoni di un metro di altezza, divisi da una piccola scala mentre , verso l'ingresso, le pareti in muratura sostenevano una volta a botte.

Certo è che il fascino di Matromania, per il suo paesaggio selvaggio e romito e per l'eco delle sue tradizioni sembra aver provocato anche atti efferati. Alcuni frammenti epigrafici su una lapide ritrovata a Capri raccontano del sacrificio d'Ipato: "... Non io son dalle parche, ma da forza tratto d'ingiusta morte, ed improvvisa. Assai m'avea de' doni suoi Cesare ornato... Non avevo né 15 né 20 anni... Hypatus è il mio nome". Secondo la narrazione di Cerio, a partire dal regno di Tiberio si sviluppò un movimento che voleva contrapporre al Cristianesimo nascente l'antico culto di Zoroastro e Misraim. L'imperatore s'era deciso ad elevare nelle grotte templi ed altari a Mithra, i cui simulacri - con la meteorite di Cibele - erano stati introdotti nell'isola dai legionari di Augusto. Incerto se affiancare il dio unico solare Mithra agli dei romani, Tiberio temporeggiava quando, sollecitato dalla corte di Capri, decise di immolare uno schiavo, Ipato, al nuovo dio.

Il sacrificio d'Ipato (sia autentica o meno l'iscrizione rinvenuta) non rimase senza ripercussioni. Agli inizi del 1900 un gruppo di eccentrici intellettuali riuniti a Capri nella "Société des Amis de Tibère", col proposito di far rivivere il culto solare di Mithra, in una delle notti sacre ai misteri del taurobolo (attribuiti al mitraismo, ma specifici della religione cibelica), si recarono in gran segreto nella grotta per inscenarvi il sacrificio d'Ipato. L'idea era del barone Fersen che aveva eletto Capri a rifugio dei suoi gusti particolari, radunando intorno a se una corte dedita alla libera e spregiudicata ricerca della bellezza. Vestiti di tuniche orientali greco-romane, vi avevano portato a più riprese tutto il corredo necessario alla simulazione. Quando il primo raggio di sole ebbe illuminato l'ingresso dell'antro, tra i fumi dell'oppio, la tragica comitiva finse di colpire con un coltello da frutta la vittima designata. Ma, la messinscena aveva avuto occhi indiscreti e a Capri fu scandalo tanto che, ancor oggi, si ricorda l'evento scabroso come il "fatto della Grotta".

Patrizia Calenda

Fonte:
Itineraries - Some stories about Capri
© 2006, LUISE SERVICES & COMMUNICATIONS s.r.l.
 

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
Ristorante
"Il Principe" in Pompei

 © 2006 -2007 Pompeii-Restaurant.com - Un progetto di Marco e Pina Carli - Ristorante Il Principe ristorante a Pompei.
web marketing