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La
Grotta delle Felci è di
fondamentale importanza
per la conoscenza della
protostoria dell'isola
di Capri, per
l'abbondanza di
materiali che vi sono
stati ritrovati,
compresi in un periodo
che va dal neolitico
all'età del ferro.
La grotta è in realtà
una piccola cavità
naturale, alta sul mare
un centinaio di metri,
posta sul fianco
meridionale della grande
grotta dell'Arco, alle
pendici sud-orientali
del Monte Solaro. In età
neolitica questo luogo
aveva sicuramente una
funzione rituale,
caverna-santuario
naturale nel quale la
comunità svolgeva i suoi
riti e sacrifici e
seppelliva i suoi morti.
L'abbondanza di ciotole
e tazze ritrovate
testimoniano
l'esecuzione di
cerimonie di offerta
sacrale di cibi, bevande
e di libagioni. Inoltre,
durante gli scavi,
effettuati prima da
Ignazio Cerio, poi dal
Rellini e
successivamente
dall'Istituto Italiano
di Paleontologia Umana,
è stata trovata
dell'ocra rossa,
intenzionalmente sparsa
sul suolo della grotta,
destinata molto
probabilmente ad un uso
magico-sacrale. Alcuni
ciottoli, dipinti con la
stessa ocra rossa,
scoperti nella grotta,
sono particolarmente
interessanti, poiché
collegano Capri alla
cultura di Ripoli.
Allo stesso periodo
risalgono abbondanti
reperti in ossidiana,
pregiato vetro
vulcanico. Questi
documentano che la
prosperità delle
comunità capresi
neolitiche fosse dovuta
appunto al commercio del
pregiato materiale,
perché l'isola, pur non
contemplandolo fra le
sue rocce naturali, per
la sua posizione
geografica, si poneva al
centro delle rotte
commerciali
centro-meridionali
mediterranee.
Durante la il metà del
III millennio a.C.,
nell'Eneolitico, la
prima età dei metalli,
la Grotta delle Felci
continuò ad essere
frequentata. I reperti
ritrovati, risalenti a
questo periodo, sono
scodelle a testa
d'elefante, vasellame
nero, asce e frecce in
selce.
Successivamente, al
periodo del Bronzo
medio, risalgono alcune
ceramiche, frequenti
nella Campania
centro-meridionale, come
le anse a protome
taurina e materiale
vario decorato con
motivi a spirale,
zig-zag, meandri,
triangoli. A proposito
di questi segni è bene
sottolineare che
appartengono ad
un'antica ideologia
europea e rappresentano
la grammatica e la
sintassi di una sorta di
metalinguaggio relativo
ad una visione
particolare del mondo.
Essi
hanno legami stretti con
la natura e parlano lo
stesso linguaggio della
vita nel suo affermarsi
e rinnovarsi. Non sono
da considerare perciò
semplici motivi o
decorazioni geometriche,
ma simboli di un
pensiero religioso che,
facendo coincidere mente
e natura, si rivolgeva
all'osservazione e alla
venerazione delle
energie creative della
Natura, con la finalità
di integrarle e viverle
in armonia,
scongiurandone gli
aspetti pericolosi.
Ma, a quali divinità si
offrivano riti e
sacrifici in questo
santuario, durante lo
scorrere dei secoli? Da
un frammento di corno
fittile, ritrovato nella
grotta, si è scoperto
che si trattava di
divinità ctonie, legate
alla terra, alla
fertilità e alla
fecondità. D'altra parte
i motivi decorativi del
materiale ritrovato
nella grotta sono
strettamente connessi,
nel loro simbolismo, al
concetto di una divinità
madre-terra, origine e
nutrimento della vita,
nel cui grembo bisogna
tornare. Le spirali, ad
esempio, sono state
utilizzate sin dai tempi
più remoti, forse ad
indicare tanto gli
organi interni del corpo
umano quanto il mondo
ctonio.
La spirale come il
labirinto o il meandro
indica un accesso,
difficile ma possibile,
a qualche importante
punto centrale, inteso
appunto come origine, e
evidenzia sia l'idea di
difesa e di esclusione
dell'esterno, sia quella
di penetrazione,
contatto e
congiungimento. La
caverna coi suoi simboli
doveva essere, infatti,
simile al corpo della
madre e i riti che vi si
svolgevano dovevano
essere riti di
passaggio, analogamente
alla formazione del feto
nel corpo materno o al
passaggio del bambino
attraverso l'utero.
Anche l'età del ferro e,
quindi, la tarda
preistoria, a Capri è
attestata da questa
piccola ma preziosa
grotta: la punta di un
giavellotto suscita
particolare interesse se
la si relaziona ad un
passo di Svetonio sulle
"armi di eroi" che
Augusto avrebbe raccolto
nelle sue dimore
capresi.
Agli interessati
l'invito a visitare la
Fondazione Ignazio
Cerio, sulla scalinata
della Piazzetta di
Capri, di fronte
all'ingresso della
Chiesa di Santo Stefano,
che conserva alcuni
preziosi manufatti,
memori dell'arcaicità
dell'isola azzurra e
della sua vita
attraverso i millenni.
Patrizia Calenda
Fonte:
Itineraries - Some
stories about Capri
© 2006, LUISE SERVICES &
COMMUNICATIONS s.r.l.
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