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Last Page Update 05/12/2006

 

home > Siti storici > Capri > La Grotta delle Felci

La Grotta delle Felci

grotta delle felciLa Grotta delle Felci è di fondamentale importanza per la conoscenza della protostoria dell'isola di Capri, per l'abbondanza di materiali che vi sono stati ritrovati, compresi in un periodo che va dal neolitico all'età del ferro.
La grotta è in realtà una piccola cavità naturale, alta sul mare un centinaio di metri, posta sul fianco meridionale della grande grotta dell'Arco, alle pendici sud-orientali del Monte Solaro. In età neolitica questo luogo aveva sicuramente una funzione rituale, caverna-santuario naturale nel quale la comunità svolgeva i suoi riti e sacrifici e seppelliva i suoi morti.
L'abbondanza di ciotole e tazze ritrovate testimoniano l'esecuzione di cerimonie di offerta sacrale di cibi, bevande e di libagioni. Inoltre, durante gli scavi, effettuati prima da Ignazio Cerio, poi dal Rellini e successivamente dall'Istituto Italiano di Paleontologia Umana, è stata trovata dell'ocra rossa, intenzionalmente sparsa sul suolo della grotta, destinata molto probabilmente ad un uso magico-sacrale. Alcuni ciottoli, dipinti con la stessa ocra rossa, scoperti nella grotta, sono particolarmente interessanti, poiché collegano Capri alla cultura di Ripoli.

Allo stesso periodo risalgono abbondanti reperti in ossidiana, pregiato vetro vulcanico. Questi documentano che la prosperità delle comunità capresi neolitiche fosse dovuta appunto al commercio del pregiato materiale, perché l'isola, pur non contemplandolo fra le sue rocce naturali, per la sua posizione geografica, si poneva al centro delle rotte commerciali centro-meridionali mediterranee.
Durante la il metà del III millennio a.C., nell'Eneolitico, la prima età dei metalli, la Grotta delle Felci continuò ad essere frequentata. I reperti ritrovati, risalenti a questo periodo, sono scodelle a testa d'elefante, vasellame nero, asce e frecce in selce.

Successivamente, al periodo del Bronzo medio, risalgono alcune ceramiche, frequenti nella Campania centro-meridionale, come le anse a protome taurina e materiale vario decorato con motivi a spirale, zig-zag, meandri, triangoli. A proposito di questi segni è bene sottolineare che appartengono ad un'antica ideologia europea e rappresentano la grammatica e la sintassi di una sorta di metalinguaggio relativo ad una visione particolare del mondo. felciEssi hanno legami stretti con la natura e parlano lo stesso linguaggio della vita nel suo affermarsi e rinnovarsi. Non sono da considerare perciò semplici motivi o decorazioni geometriche, ma simboli di un pensiero religioso che, facendo coincidere mente e natura, si rivolgeva all'osservazione e alla venerazione delle energie creative della Natura, con la finalità di integrarle e viverle in armonia, scongiurandone gli aspetti pericolosi.

Ma, a quali divinità si offrivano riti e sacrifici in questo santuario, durante lo scorrere dei secoli? Da un frammento di corno fittile, ritrovato nella grotta, si è scoperto che si trattava di divinità ctonie, legate alla terra, alla fertilità e alla fecondità. D'altra parte i motivi decorativi del materiale ritrovato nella grotta sono strettamente connessi, nel loro simbolismo, al concetto di una divinità madre-terra, origine e nutrimento della vita, nel cui grembo bisogna tornare. Le spirali, ad esempio, sono state utilizzate sin dai tempi più remoti, forse ad indicare tanto gli organi interni del corpo umano quanto il mondo ctonio.

La spirale come il labirinto o il meandro indica un accesso, difficile ma possibile, a qualche importante punto centrale, inteso appunto come origine, e evidenzia sia l'idea di difesa e di esclusione dell'esterno, sia quella di penetrazione, contatto e congiungimento. La caverna coi suoi simboli doveva essere, infatti, simile al corpo della madre e i riti che vi si svolgevano dovevano essere riti di passaggio, analogamente alla formazione del feto nel corpo materno o al passaggio del bambino attraverso l'utero. Anche l'età del ferro e, quindi, la tarda preistoria, a Capri è attestata da questa piccola ma preziosa grotta: la punta di un giavellotto suscita particolare interesse se la si relaziona ad un passo di Svetonio sulle "armi di eroi" che Augusto avrebbe raccolto nelle sue dimore capresi.

Agli interessati l'invito a visitare la Fondazione Ignazio Cerio, sulla scalinata della Piazzetta di Capri, di fronte all'ingresso della Chiesa di Santo Stefano, che conserva alcuni preziosi manufatti, memori dell'arcaicità dell'isola azzurra e della sua vita attraverso i millenni.

Patrizia Calenda

Fonte:
Itineraries - Some stories about Capri
© 2006, LUISE SERVICES & COMMUNICATIONS s.r.l.
 

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
Ristorante
"Il Principe" in Pompei

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