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Molto
c'è da dire e raccontare
sulla "Grotta Azzurra"
di ' Capri, ma forse la
notizia più interessante
è relativa alla sua
scoperta, avvenuta in
epoca moderna.
Si sa che la Grotta era
utilizzata in epoca
antica dall'Imperatore
Tiberio come ninfeo
marittimo, secondo il
gusto orientaleggiante.
Ma solo nel 1972 furono
scoperte delle
eccezionali statue in
marmo nei fondali della
Grotta, appartenenti al
ninfeo romano. Ne
pubblichiamo le foto
appartenenti
all'Archivio Luise.
Ma torniamo alla
scoperta della Grotta
Azzurra.
Chi ne fu veramente
l'autore? Il pescatore
Angelo Ferraro che vi
entrò a nuoto nel 1822?
Alcuni preti che due
secoli prima vi erano
entrati per poi uscirne
subito? 0 il poeta
tedesco Augusto Kopisch
che, in uno scritto, si
vantò di averla scoperta
nel 1826, con la guida
di quello stesso Angelo
Ferraro, detto il
Riccio?
La storia è questa.
Augusto Kopisch all'età
di trenta anni godeva
una vacanza a Napoli,
raccogliendo poesie
popolari napoletane,
raccolte poi in una
pubblicazione chiamata
"Agrumi".
Il
suo racconto della
scoperta della grotta fu
pubblicato solo nel
1836. Kopisch e un suo
amico, il pittore
tedesco Fries da
Heidelberg, andarono in
una bella giornata
estiva a Capri. Una
volta raggiunta l'isola
i due amici decisero di
fare delle piacevoli
escursioni sull'isola e
chiesero al loro
albergatore una guida.
Questi propose un
pescatore esperto
conoscitore della costa
caprese. Si trattava
proprio di Angelo
Ferraro, compartecipe
della scoperta della
grotta.
Si organizzò una gita
marittima nel tratto di
costa sottostante i
resti della villa
imperiale di Tiberio
"Villa Damecuta".
Secondo
l'etimologia popolare il
nome sarebbe la
corruzione dialettale di
"Dame chiuse" perché si
diceva che il perverso
Tiberio vi tenesse
rinchiuse le ragazze
destinate ai suoi
piaceri. Ai piedi di
quelle rovine e delle
rovine della villa di
Gradola collegata alla
Grotta Azzurra, grazie
ad una scalinata ora
scomparsa, c'era una
località detta "Grottelle"
dove il mare penetra più
o meno profondamente
nelle rocce dell'isola.
Una di queste, che ha
una apertura
piccolissima, era assai
malfamata, e i pescatori
non vi accostavano
persino nei giorni di
mare tranquillo. Vi era
infatti una credenza
popolare secondo la
quale vi abitava il
diavolo, in compagnia di
molti altri spiriti
maligni.
Arrivati alla grotta il
pescatore Angelo Ferraro
si fermò, e ne indicò
l'ingresso. Il mare era
azzurro. Angelo Ferraro
passò dalla barca grande
in una barca più piccola
e accese delle torce per
illuminare l'antro.
Kopisch allora si tuffò
e si mise a nuotare in
direzione della grotta.
A questo punto la
scoperta della grotta
era un fatto compiuto.
Una volta entrato nella
grotta, il poeta si mise
ad urlare: «Venite,
venite! Anche se nella
grotta non c'è altro che
quest'acqua celeste,
rimane sempre una
meraviglia del mondo!
Venite senza paura! Qui
non ci son da vedere né
pescecani né diavoli, ma
una magnificenza di
colori che non ha pari».
Kopisch aveva suggerito
la parola "azzurra" ma
gli isolani non la
capirono perché non
parlavano italiano,
bensì solo dialetto
caprese. Ma il vocabolo
del poeta tedesco finì
per trionfare e il
felice aggettivo, da
quel tempo, divenne il
nome della grotta.
Paolo Luise
Fonte:
Itineraries - Some
stories about Capri
© 2006, LUISE SERVICES &
COMMUNICATIONS s.r.l.
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