:: home :: chi siamo  :: contatti  [English] [Español] [Français] [Deutsch] [漢語] [日本語]

menu

:: Arte
:: Religione
:: Lusso
:: Moda
:: Gastronomia
:: Lavoro
  :: Itinerari
  :: Siti
  :: Ricette Antiche
  :: Vini
  :: Hotels
Last Page Update 01/12/2006

 

home > Siti storici > Pompei. La fullonica di Stephanus

Pompei. La fullonica di Stephanus


Pianta di Pompei con ubicazione della Fullonica di StephanusAttribuita a Stephanus, il cui nome compare in una delle iscrizioni elettorali dipinte sulla facciata dell'edificio, questa è la tintoria-lavan­deria (fullonica) di Pompei che meglio illustra il razionale funzionamento di questi antichi impianti industriali.
Scavata da Vittorio Spinazzola a partire dal 1912, è databile nel suo complesso ad età flavia per le pitture di Quarto stile che decorano alcuni ambienti, ma resti di decorazioni parietali di Secondo stile indicano la maggiore antichità dell'edificio, originariamente destinato ad abitazione. Presso l'ampio ingresso (16,7) che si apre su Via dell'Abbondanza era un ambiente destinato alla consegna ai clienti delle merci (tessuti e abiti) ed ospitava lungo la parete orientale la pressa per la stiratura (pressorium) di cui restano alcuni elementi in ferro su legno moderno.
Il grande atrio, con tetto piano e lucernaio centrale, ospita una grande vasca per il trattamento dei tessuti più delicati, al centro, al posto dell'impluvium, mentre ' una scala in legno consentiva di salire ad un piano ammezzato situato sopra l'ingresso. La stanza "e" nell'angolo dell'atrio, in cui si rinvennero i resti di un letto, era una camera da letto (cubiculum).

Pianta della Fullonica di StephanusUno stretto corridoio conduce al peristilio dove erano state sistemate varie va­sche e bacini, alcuni comunicanti, utilizzati per il lavaggio, la pigiatura e la tin­tura dei tessuti, trattati con numerose sostanze sgrassanti (soda, orina, creta fullonica) ed i relativi coloranti. Sull'atrio e attorno al peristilio ampie terrazze permettevano l'asciugatura dei panni dopo i trattamenti di pulitura e di tintura.
In fondo al peristilio era posta la cucina : "i", dove si preparavano i pasti peri lavoranti e dove si rinvennero, appesi alle pareti e poggiati sul banco di cottura, pentolame bronzeo e fittile, una graticola e : un treppiede di ferro, con i resti dell'ultimo pasto (ossa di ovini, polli, seppie). Adiacente alla cucina è una piccola latrina "j". Presso l'ingresso si rinvennero alcuni scheletri, uno di essi, che aveva con sé un gruzzolo di un centinaio di monete, per lo più d'argento, per un valore complessivo di 1.089,5 sesterzi, era forse un lavorante con l'ultimo incasso della lavanderia, piuttosto che un fuggitivo che aveva cercato scampo all'interno dell'edificio.
Vasche per il trattamento dei tessutiLa fullonica di Stephanus sarebbe dunque una delle tinto-lavanderie più attive ed importanti di Pompei se l'af­fitto annuo di una fullonica comunale era : di 1.652 sesterzi.
Gli impianti industriali pompeiani destinati alla lavorazione di tessuti (tintorie, lavanderie, officine lanifricariae per il primo lavaggio della lana, textrinae dove si eseguiva la tessitura, officine coactiliaria e per il feltro, utilizzato per mantelli, scarpe e coperte) sono piuttosto numerosi e concentrati particolarmente lungo Via dell'Abbondanza e lungo Via Stabiana, mentre le officine lanifricariae sono ubi­cate per lo più nella Regione VII.

Scene di fulloni a lavoro. Pompei, Fullonica di Veranio Ipseo (ora Museo Archeologico di Napoli)Le fasi di lavorazione nel trattamento dei tessuti sono documentate in alcune interessanti pitture parietali pompeiane, in particolare quelle che decoravano la fullonica di L.Veranius Hypsaeus e quella tuttora in sito, lungo Via dell'Abbondanza, nell'officina coactiliaria di Vecilius Verecundus che produceva il feltro e probabil­mente anche altri tessuti.
Scene di fulloni a lavoro. Pompei, Fullonica di Veranio Ipseo (ora Museo Archeologico di Napoli)
Nel primo ciclo di pitture, ora conservate al Museo Archeologico di Napoli, si possono osservare: un operaio intento a cardare una stoffa sospesa ad un asse, servendosi di una spazzola; in basso nella stessa scena una donna esamina un tessuto tenuto da un'ancella; a sinistra un operaio trasporta una gabbia di vimini, su cui si distendevano i tessuti, al di sopra di un fornello in cui si accendeva dello zolfo, tecnica utilizzata per sbiancare le stoffe; sulla gabbia è poggiata la civetta, simbolo dei fulloni. Nel riquadro inferiore invece alcuni operai, appoggiandosi coni gomiti su bassi muretti, coni piedi nelle varie bacinelle, pestano i tessuti. Sull'altro lato del pilastro è raffigurata invece, nel registro superiore, una pressa per stirare i tessuti, con torchio a doppia vite e, nel registro in­feriore, una serie di tessuti appesi, un in­serviente che mostra un tessuto ad una donna, mentre un'altra è seduta, a destra.

L'insegna dipinta dell'officina coactiliaria di Verecundus al momento dello scavo

II secondo ciclo di pitture, in parte ancora in sito ma meglio apprezzabile nelle foto in bianco e nero qui riprodotte ed eseguite all'epoca dello scavo, mostra invece: a sinistra dell'ingresso, sullo strato di intonaco ora staccato (inv. 40685), e al di sotto della figura beneaugurante di Mercurio, una donna seduta dietro un bancone, su cui sono esposte varie calzature mostrate ad un cliente, seduto sulla destra. Stato attuale dell'insegnaA destra dell'ingresso, al di sotto di un grande dipinto con Venere Pompeiana su quadriga a prora di nave trainata da elefanti, sono presentate tre fasi della lavorazione: a sinistra due operai seduti che rifiniscono un tessuto con pettini metallici; al centro quattro operai stanti; a destra un altro operaio seduto ed infine un personaggio stante che mostra un drappo di stoffa e che il nome dipinto al di sotto della figura indica come Verecundus, il Vecilius Verecundus fabbricante di abiti (vestiarius), ricordato in un'altra iscrizione pompeiana (CIL IV, 3130).

Cenni bibliografici: V. Spinazzola, Pompei alla luce degli Scavi Nuovi di via dell'Abbondanza, Roma 1953, p. 207 ss. figg. 237-39
Per le pitture parietali dalla fullonica
dì L. Veranius Hypsaeus (MANN, inv. 9774): M. R. Borriello,
in Aa. Vv.,
Homo Faber. Natura, scienza e tecnica nell'antica Pompei, Milano 1999, p. 141 Per l'officina coactiliaria di Verecundus:
R. Angelone,
L'officina coactiliaria di M. Vecilio Verecundo a Pompei, Napoli 1986
Per il frammento di pittura parietale ora staccato (SAP inv. 40685), A. Varone in Aa. Vv., Rediscovering Pompeii,
Roma 1990, p.150

Fonte:
SOPRINTENDENZA ARCH EOLOGICA DI POMPEI
Antiquarium di Boscoreale 12 marzo-30 maggio 2004
 

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
Ristorante
"Il Principe" in Pompei

 © 2006 -2007 Pompeii-Restaurant.com - Un progetto di Marco e Pina Carli - Ristorante Il Principe ristorante a Pompei.
web marketing