Il triclinio estivo
I Romani adottarono dai Greci l'uso di mangiare sdraiati su un letto (kline / lectus). In ambiente romano divenne abituale la disposizione dei letti, con tre posti ciascuno, a ferro di cavallo. Era questo il triclinium, nome che venne esteso anche alla stanza costruita in conformità a questo apparato. Il commensale stava appoggiato sul gomito sinistro, sostenuto da un cuscino, con i piedi lontani dalla tavola e forse appoggiati ad uno sgabello. Il letto a sinistra era il meno importante e vi pranzava la famiglia; gli ospiti occupavano gli altri due, dei quali quello di mezzo, più vicino al padrone di casa, era il più pregiato. Dalla metà circa del I sec. a.C. iniziò a diffondersi un tipo di letto unico a forma di ferro di cavallo, il sigma, molto più comodo specie per i banchetti all'aria aperta. Nelle abitazioni di lusso le stanze da pranzo venivano costruite tenendo conto della loro posizione rispetto alla luce e al calore del sole e ce n'erano almeno due, uno per la stagione invernale e uno per la stagione estiva.
Gli scavi vesuviani hanno restituito molti esempi di triclini estivi allestiti al centro o sul lato di fondo di un giardino; in questi casi i letti conviviali sono in muratura e possono presentare anche rivestimenti di marmo; su di essi, sempre disposti a ferro di cavallo, prendevano posto i convitati, adagiati su materassi, coperte e cuscini. Queste sistemazioni all'aperto erano spesso allietate da fontanelle e giochi d'acqua fra le klinai e non di rado anche da ninfei, come appunto in questo caso.
Il triclinio in muratura di questa abitazione, provvisto di fontanella al centro, occupa pressoché interamente lo spazio di un cortile scoperto ove la mancanza di un vero e proprio giardino appare magnificamente compensata dalla pittura di giardino che riveste la parete orientale e al cui interno è un prezioso pannello a mosaico di pasta vitrea raffigurante le due divinità che hanno ispirato il nome moderno della casa. Dietro il triclinio è una fontana monumentale riccamente decorata (ninfeo) che nasconde il serbatoio idrico della fontanella tricliniare. La facciata del ninfeo, il cui coronamento è costituito da maschere di marmo di personaggi teatrali, qui riproposte in calco, è decorata da un finissimo mosaico con motivi vegetali e con pavoni e cervi inseguiti da cani; le tre nicchie che scandiscono la facciata accoglievano colonnine o sculture puramente decorative, poiché non c'è traccia del passaggio di condutture di piombo al retrostante serbatoio.
La bottega della Casa di Nettuno e Anfitrite
La bottega di generi alimentari che si apre sulla fronte dell'abitazione è collegata alla Casa di Nettuno e Anfitrite. In essa si conservano il banco con i dolia incassati (per vino e altri prodotti alimentari) e il ripiano per cucinare, un tramezzo di legno carbonizzato e una scaffalatura per anfore, sempre in legno carbonizzato. Le anfore qui collocate non provengono tutte da questa bottega ma sono rappresentative della tipologia dei contenitori per vino, olio e frutta secca in uso ad Ercolano al momento dell'eruzione. Il parziale crollo del solaio permette di scorgere una stanza del piano superiore della casa con un altro ripiano per cucinare e con un piede di letto in bronzo.
Fonte
Soprintendenza
Archeologica di Pompei
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