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11/05/2006 |
Ercolano: Casa dei Cervi
Le nature morte
Disseminate nelle architetture che affollano le pitture di Secondo Stile, le nature morte divengono particolarmente di moda nel Terzo e nel Quarto Stile. Per tecnica di composizione e di esecuzione quelle della Casa dei Cervi sono degli autentici capolavori. Esse, insieme ad altri soggetti, animavano la decorazione dei quattro ambulacri del criptoportico, l'ambiente di maggior pregio architettonico di questa lussuosa dimora. Agli 11 quadretti rimasti in sito (5 nell'ambulacro nord; 3 nell'ambulacro est; 1 nell'ambulacro ovest; 2 nell'ambulacro sud) studi recenti hanno permesso di ricollegarne una ventina, distaccati durante gli scavi per cunicoli effettuati nel periodo borbonico e ora smembrati fra il Museo Archeologico di Napoli ed il Museo del Louvre di Parigi. In esse sono state riconosciute tre diverse serie tematiche (amorini impegnati in varie attività, nature morte e paesaggi) che, oltre ad offrire spunti di conversazione e di commento, segnalavano anche la destinazione dei settori della casa disimpegnati dal criptoportico. E così, nell'ambulacro est, ove, al pari di quello ovest, si susseguivano amorini danzanti, oppure impegnati in giochi infantili ("nascondino"), o ancora amorini fonditori, gromatici, calzolai, falegnami, aurighi di bighe, nella sua parte settentrionale comparivano anche nature morte con frutti che in qualche modo introducevano alle funzioni tricliniari proprie della zona meridionale della dimora. Il tema delle nature morte ritornava poi nell'ambulacro sud con gli splendidi quadretti con frutta e vasi di vetro (uno in sito sulla parete sud e 3 nel Museo Archeologico di Napoli), ove si alternava ai paesaggi marini (uno in sito presso la porta dell'oecus 16), preludio figurato al paesaggio reale su cui la pergola, i cubicoli diurni e il belvedere si affacciavano.
All'oecus 16 sono state inoltre attribuite 8 nature morte del Museo Archeologico di Napoli riunite in tre cornici per l'analogia dei soggetti e decoranti in origine i pannelli della zona mediana; si tratta di offerte di cibo presso una statua di Dioniso, di animali domestici e reci
pienti di vetro e d'argento e di pesci, , selvaggina e commestibili pronti per la cucina, ove la scelta dei temi è ancora una volta in evidente rapporto con le funzioni conviviali e di ricevimento proprie dell'ambiente.
La nutrizione
Nel 1980, per definire l'assetto di tutta la vasta area suburbana già scavata da Amedeo Maiuri e per creare un migliore drenaggio delle acque che invadevano le Terme Suburbane, fu intrapreso lo scavo del settore antistante, liberando la facciata delle arcate su cui poggiava la Terrazza Meridionale e riportando alla luce un ampio tratto dell'antica linea di costa, costituita da una spiaggia di sabbia nera, preceduta da scogliera. In 9 dei 12 fornici, probabilmente usati come magazzini o ricoveri per barche, e in parte anche sulla spiaggia, si rinvennero circa 300 individui, morti per lo shock termico al sopraggiungere del primo surge che investì la città.
La straordinaria scoperta delle vittime dell'eruzione, grazie alla collaborazione di archeologi, antropologi e vulcanologi, ha permesso di condurre uno studio interdisciplinare mirato a chiarire la dinamica dell'eruzione e i suoi devastanti effetti su cose e persone. Il campione di popolazione ercolanese è contraddistinto dall'eccezionale particolarità di rappresentare uno spaccato della popolazione vivente, sorpresa in un istante preciso della propria esistenza e di conseguenza fonte di primo piano per lo studio biologico delle comunità antiche, solitamente fondato sui dati offerti dalle necropoli. Gli studi condotti da Pierpaolo Petrone, Luciano Fattore e Vincenzo Monetti su alcuni indicatori nutrizionali (carie, ipoplasie dello smalto dei denti ed elementi minerali dell'osso indicato: ri del tipo di dieta) hanno permesso di : descrivere sia le condizioni nutrizionali, sia lo stato di salute dell'antica popolazione ercolanese. L'alta incidenza di lesioni cariose riscontrate su un campione di 1358 denti permanenti è stata ritenuta in primo luogo un indizio della presenza di alimenti altamente cariogeni nella dieta. Tale patologia, insieme all'ipoplasia dello smalto, che si manifesta con la presenza di solchi orizzontali sulla superficie dei denti, sarebbe dunque un chiaro indicatore, almeno per una ; parte della popolazione, di un forte consumo di carboidrati, non disgiunto da : condizioni di malnutrizione e di malattie nel corso dell'accrescimento.
L'analisi degli elementi presenti in traccia nelle ossa, ancorché condotta su un numero limitato di individui, ha fornito, invece elementi utili per la ricostruzione del regime alimentare degli antichi ercolanesi. Gli alti valori di zinco presenti in alcuni individui, decisamente superiori alla media, farebbero pensare alla presenza nella dieta di carni rosse, ma anche di crostacei, ostriche, frutta secca e legumi, peraltro ampiamente documentati dagli abbondanti resti di commestibili carbonizzati rinvenuti nel corso degli scavi. L'elevato consumo di carne è con ogni probabilità da porre in relazione con gli strati più alti della società. I valori dello stronzio parrebbero invece indizio del consumo di pesce marino e di proteine di origine vegetale, con una dose cospicua anche di carboidrati, già indiziati dall'alta frequenza di carie riscontrata sui denti. Un regime alimentare ricco di pesce, carboidrati e proteine vegetali potrebbe essere all'origine di forme di anemia e di una certa predisposizione alle malattie infettive, quest'ultima già suggerita, come si è visto, dalle frequenti ipoplasie dello smalto dei denti. La quantità di piombo riscontrata potrebbe invece essere spiegata sia con l'uso di vasellame metallico contenente anche piombo per la cottura dei cibi, sia con l'uso di acqua potabile trasportata dalle tubature in piombo della rete idrica, ancora oggi visibili lungo i marciapiedi e in molte case, ma anche conservata nelle cucine entro ciste di piombo finemente decorate e di cui l'area vesuviana ha restituito molti esemplari.
Fonte
Soprintendenza
Archeologica di Pompei |
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