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Last Page Update 05/12/2006

 

home > Siti storici > Capri > editoriale

Editoriale

capriDa molti anni alcuni amici e colleghi di lavoro del mondo dello yachting mi hanno sollecitato a scrivere su Capri. Sanno infatti che sono stato il direttore del Porto turistico di Capri dal 1982 al 1986 e che ho vissuto in pianta stabile sull'isola fino a qualche anno fa. Così mi sono deciso a narrare alcune storie capresi, spero gradite ai nostri illustri clienti in: "Itineraries - Some stories about Capri".
L'isola di Capri è straordinariamente interessante, non solo per la sua vita mondana e i suoi lussuosi negozi, ma anche per la sua storia. Storia già raccontata da autorevoli personaggi del passato e del presente che, tuttavia, è bene riproporre, arricchendola di altre chiavi di lettura.

Vogliamo, con questa pubblicazione, sfumare il più possibile il sottile confine tra mito e storia, la frontiera tra "il documentato" e quanto si perde nell'abisso del passato. Mito e storia nascono insieme, non sono separabili, poiché il limite della storia è la sua stessa potenzialità narrativa, come il "c'era una volta" con cui cominciano le favole. E un mito plasma il carattere e la rinomanza di Capri: la ninfa Sebetide, figlia della Sirena Partenope e della divinità fluviale Sebeto, sposa Telone, il primo re dell'isola.

Dunque Capri offre inesauste possibilità di spaziare dalla preistoria alle epoche più recenti, dalle leggende di dei ed eroi ai racconti di personaggi realmente esistiti che hanno lasciato un segno sull'isola.
Ecco perché parleremo della Grotta delle Felci, ove furono trovate le tracce più antiche della vita preistorica dell'isola, e della Grotta di Matromania, considerandole anche contenitori di miti e di simboli. Villa Jovis sarà invece uno stimolo per raccontare dell'Imperatore Tiberio e la Certosa per inquadrare la storia di Capri dal Medioevo sino ad oggi. La ricostruzione della scoperta della Grotta Azzurra non è, poi, nota a tutti.

L'intento che questa pubblicazione si propone è di appassionare i turisti, svelando alcune curiosità che solo una lunga permanenza sull'isola potrebbe loro far scoprire.
Dal punto di vista geologico e archeologico Capri non ha alcunché da invidiare alla terraferma, nè ai più conosciuti scavi di Pompei ed Ercolano, Una prova? Sentiamo cosa ci racconta il Friedlaender, uno dei più rigorosi studiosi dell'isola per quanto riguarda la formazione geologica.

A seguito del ritrovamento, nel 1905, di una serie di ossa di grossi mammiferi, oltre a denti di elefante, l'Elephas primigenius, nel corso dei lavori di ampliamento dell'Albergo Quisisana, egli formulò un'ipotesi di estremo interesse: «La presenza dell'elefante, del rinoceronte e dell'ippopotamo denotano che il clima era tropicale, con la necessaria presenza di ampi fiumi o laghi; ciò che induce a ritenere che ci sia stata una cosiddetta epoca interglaciale piuttosto calda [ ... ], in cui Capri faceva parte di un esteso continente. E questo continente non era con tutta probabilità l'Italia, ma quella terra dai geologi nominata "Tirrenide" che si estendeva dalla Liguria, oltre la Corsica, la Sardegna, la Sicilia, sino all'Africa».

Questa tesi era stata in precedenza sostenuta dal naturalista Raffaele Bellini, il quale la motivava col ritrovamento di alcune chiocciole terrestri viventi a Capri, in Sicilia e in altre parti dell'originaria Tirrenide, ma non nella penisola
italiana.
L'esistenza delle chiocciole oltre che dell'Elephas primigenius (cioè il Mammut), sconosciuto in Italia nello stesso periodo, convinsero il Friedlaender ad andare oltre, e ad avvolgere la storia dell'isola con il fascino del mito: «Nell'epoca in cui gli ippopotami vivevano nei pressi del Quisisana, gli ampi corsi d'acqua, come si può riconoscere dalla conformazione delle vallate, venivano da Sud, che a Sud dell'isola esisteva un ampio ed elevato territorio.
vedutaDi ciò vi sono chiari indizi al Monte Solaro, al Monte Cocuzzo e al Monte Tiberio, poiché le brecce e i depositi alluvionali appaiono provenienti da Sud da terreni più elevati. Questo ampio territorio che faceva parte della Tirrenide e presumibilmente si estendeva fino in prossimità della Sicilia, è scomparso soltanto nell'epoca post-glaciale, e ciò ci induce a pensare all'Atlantide, la cui scomparsa è riferita da Platone».

Non è un caso ma, piuttosto, una triste coincidenza, il fatto che uno studioso come Friedlaender, dotato di strumenti scientifici, ricolleghi l'origine di Capri al mito di Atlantide. Perché, proprio oggi, di fronte al consumo sfrenato che si fa di Capri e alla sconfitta che la memoria del passato, il patrimonio archeologico, architettonico e ambientale dell'isola stanno subendo, per effetto del turismo di massa, e del più generale impoverimento culturale, oggi, più che mai, abbiamo bisogno dell'incanto di meraviglie sepolte, ma non scomparse.
È possibile che la strada per la salvaguardia di Capri passi anche attraverso la riscoperta dei suoi miti e attraverso la nostalgia di leggende, più volte trasmesse, che non avrebbero potuto nascere e svilupparsi che lì.

A questo punto, pur percorrendo strade fantasiose, conquistati dal fascino delle Sirene e dei mondi sommersi, si potrà riemergere per affrontare la sfida della conoscenza, e dell'integrazione del mito e della storia, per difendere l'incanto di Capri.

Paolo luise

Fonte:
Itineraries - Some stories about Capri
© 2006, LUISE SERVICES & COMMUNICATIONS s.r.l.
 

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
Ristorante
"Il Principe" in Pompei

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