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Da
molti anni alcuni amici
e colleghi di lavoro del
mondo dello yachting mi
hanno sollecitato a
scrivere su Capri. Sanno
infatti che sono stato
il direttore del Porto
turistico di Capri dal
1982 al 1986 e che ho
vissuto in pianta
stabile sull'isola fino
a qualche anno fa. Così
mi sono deciso a narrare
alcune storie capresi,
spero gradite ai nostri
illustri clienti in: "Itineraries
- Some stories about
Capri".
L'isola di Capri è
straordinariamente
interessante, non solo
per la sua vita mondana
e i suoi lussuosi
negozi, ma anche per la
sua storia. Storia già
raccontata da autorevoli
personaggi del passato e
del presente che,
tuttavia, è bene
riproporre,
arricchendola di altre
chiavi di lettura.
Vogliamo, con questa
pubblicazione, sfumare
il più possibile il
sottile confine tra mito
e storia, la frontiera
tra "il documentato" e
quanto si perde
nell'abisso del passato.
Mito e storia nascono
insieme, non sono
separabili, poiché il
limite della storia è la
sua stessa potenzialità
narrativa, come il
"c'era una volta" con
cui cominciano le
favole. E un mito plasma
il carattere e la
rinomanza di Capri: la
ninfa Sebetide, figlia
della Sirena Partenope e
della divinità fluviale
Sebeto, sposa Telone, il
primo re dell'isola.
Dunque Capri offre
inesauste possibilità di
spaziare dalla
preistoria alle epoche
più recenti, dalle
leggende di dei ed eroi
ai racconti di
personaggi realmente
esistiti che hanno
lasciato un segno
sull'isola.
Ecco perché parleremo
della Grotta delle
Felci, ove furono
trovate le tracce più
antiche della vita
preistorica dell'isola,
e della Grotta di
Matromania,
considerandole anche
contenitori di miti e di
simboli. Villa Jovis
sarà invece uno stimolo
per raccontare
dell'Imperatore Tiberio
e la Certosa per
inquadrare la storia di
Capri dal Medioevo sino
ad oggi. La
ricostruzione della
scoperta della Grotta
Azzurra non è, poi, nota
a tutti.
L'intento che questa
pubblicazione si propone
è di appassionare i
turisti, svelando alcune
curiosità che solo una
lunga permanenza
sull'isola potrebbe loro
far scoprire.
Dal punto di vista
geologico e archeologico
Capri non ha alcunché da
invidiare alla
terraferma, nè ai più
conosciuti scavi di
Pompei ed Ercolano, Una
prova? Sentiamo cosa ci
racconta il Friedlaender,
uno dei più rigorosi
studiosi dell'isola per
quanto riguarda la
formazione geologica.
A seguito del
ritrovamento, nel 1905,
di una serie di ossa di
grossi mammiferi, oltre
a denti di elefante, l'Elephas
primigenius, nel corso
dei lavori di
ampliamento dell'Albergo
Quisisana, egli formulò
un'ipotesi di estremo
interesse: «La presenza
dell'elefante, del
rinoceronte e
dell'ippopotamo denotano
che il clima era
tropicale, con la
necessaria presenza di
ampi fiumi o laghi; ciò
che induce a ritenere
che ci sia stata una
cosiddetta epoca
interglaciale piuttosto
calda [ ... ], in cui
Capri faceva parte di un
esteso continente. E
questo continente non
era con tutta
probabilità l'Italia, ma
quella terra dai geologi
nominata "Tirrenide" che
si estendeva dalla
Liguria, oltre la
Corsica, la Sardegna, la
Sicilia, sino
all'Africa».
Questa tesi era stata in
precedenza sostenuta dal
naturalista Raffaele
Bellini, il quale la
motivava col
ritrovamento di alcune
chiocciole terrestri
viventi a Capri, in
Sicilia e in altre parti
dell'originaria
Tirrenide, ma non nella
penisola
italiana.
L'esistenza delle
chiocciole oltre che
dell'Elephas primigenius
(cioè il Mammut),
sconosciuto in Italia
nello stesso periodo,
convinsero il
Friedlaender ad andare
oltre, e ad avvolgere la
storia dell'isola con il
fascino del mito:
«Nell'epoca in cui gli
ippopotami vivevano nei
pressi del Quisisana,
gli ampi corsi d'acqua,
come si può riconoscere
dalla conformazione
delle vallate, venivano
da Sud, che a Sud
dell'isola esisteva un
ampio ed elevato
territorio.
Di
ciò vi sono chiari
indizi al Monte Solaro,
al Monte Cocuzzo e al
Monte Tiberio, poiché le
brecce e i depositi
alluvionali appaiono
provenienti da Sud da
terreni più elevati.
Questo ampio territorio
che faceva parte della
Tirrenide e
presumibilmente si
estendeva fino in
prossimità della
Sicilia, è scomparso
soltanto nell'epoca
post-glaciale, e ciò ci
induce a pensare all'Atlantide,
la cui scomparsa è
riferita da Platone».
Non è un caso ma,
piuttosto, una triste
coincidenza, il fatto
che uno studioso come
Friedlaender, dotato di
strumenti scientifici,
ricolleghi l'origine di
Capri al mito di
Atlantide. Perché,
proprio oggi, di fronte
al consumo sfrenato che
si fa di Capri e alla
sconfitta che la memoria
del passato, il
patrimonio archeologico,
architettonico e
ambientale dell'isola
stanno subendo, per
effetto del turismo di
massa, e del più
generale impoverimento
culturale, oggi, più che
mai, abbiamo bisogno
dell'incanto di
meraviglie sepolte, ma
non scomparse.
È possibile che la
strada per la
salvaguardia di Capri
passi anche attraverso
la riscoperta dei suoi
miti e attraverso la
nostalgia di leggende,
più volte trasmesse, che
non avrebbero potuto
nascere e svilupparsi
che lì.
A questo punto, pur
percorrendo strade
fantasiose, conquistati
dal fascino delle Sirene
e dei mondi sommersi, si
potrà riemergere per
affrontare la sfida
della conoscenza, e
dell'integrazione del
mito e della storia, per
difendere l'incanto di
Capri.
Paolo luise
Fonte:
Itineraries - Some
stories about Capri
© 2006, LUISE SERVICES &
COMMUNICATIONS s.r.l.
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