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Last Page Update 06/12/2006

 

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La Certosa di Capri

Certosa di CapriAlcuni studiosi hanno affermato che la Certosa di San Giacomo di Capri si erge su strutture romane di età J imperiale. Di parere contrario fu il grande archeologo Amedeo Maiuri, che così scriveva: «Come Villa Jovis esprime e riassume dall'alto del Monte Tiberio il periodo imperiale di Capri, così la Certosa, infossata con le estese fabbriche nella chiusa valle fra l'altura del Castiglione e il Monte Tuoro, esprime il periodo medioevale e monastico caprese nella sua forma più aulica e monumentale».
Ciò nonostante alcuni indizi lasciano supporre il contrario. Ad esempio, all'ingresso della Certosa, subito dopo la parte coperta dell'ingresso, si nota sulla destra una pietra di forma conica che, anticamente, doveva esser appartenuta ad una macina per il grano, identica a quelle che si possono vedere presso i forni del pane degli scavi archeologici di Pompei.

Si potrebbe ipotizzare che nella zona non sorgesse una villa ma una fattoria romana. Si suppone poi che in epoca greca e romana l'intera area fosse stata utilizzata poiché a sud della Certosa furono trovati ruderi di opera romana, che il Friedlaender individuò come appartenenti alla scala di collegamento della zona sottostante con Via Camerelle e la Villa di Giulia, estesa dunque, secondo questa ipotesi, dal sito della Certosa sino ad Occhiomarino, in un continuo di orti, giardini, ambulacri e fabbriche di diversa destinazione. Inoltre Roberto Pane chiaramente afferma: «La Certosa sorge su un ripiano situato fra i Colli di Castiglione e del Telegrafo (Monte Tuoro) e, sino a pochi decenni or sono, appariva isolata in mezzo al verde, salvo il tratto di cinta muraria che la collegava con il Castiglione e che stava a difesa sia della Certosa sia dell'abitato. Come tanto spesso accade di rilevare per moderne fabbriche situate sopra antichi centri, anche la Certosa sorge su strutture romane, ancora visibili dal lato est; ed è probabile che una notevole parte di tutto l'edificio poggi su mura di età imperiale».

La zona comunque rispondeva alla rigida norma dell'Ordine Certosino riguardante il "Deserto" che doveva circondare il convento. Nel caso di Capri, essendo la Certosa collocata sul ciglio di uno strapiombo, il "Deserto" era costituito dal mare sul versante meridionale, mentre l'abitato restava a distanza sufficiente dalle mura della città. L'architettura della Certosa è stata modificata più volte nel corso dei secoli, ed è perciò difficile distinguere con certezza l'appartenenza dei singoli elementi a determinati periodi architettonici, che vanno dal medioevo al seicento.
Dal 1808 in poi vi sono state modificazioni dovute alla diversa destinazione del complesso, incompatibili con il disegno originale. Anche l'area di rispetto "Deserto" è stata notevolmente modificata soprattutto, in epoca recente, a causa della costruzione dell'albergo "La Luna" e di case e villette.

Maiuri così descrive la Certosa: «Ignoto l'architetto del primo impianto e ignoti gli architetti dei successivi ampliamenti, la Certosa rivela il suo inconfondibile carattere caprese con la grandiosa distesa delle sue volte di copertura che indicano, con la plastica evidenza degli estradossi, il sottoposto organismo delle volte a crociera, a botte e padiglione; cosicché, per la loro sicura datazione, esse costituiscono il primo capitolo dell'architettura caprese... » ... «La nuova architettura crebbe e maturò lentamente tra le rovine delle ville romane, cosicché anche l'edilizia religiosa e monastica, con le più antiche chiese e la monumentale Certosa, trovò in un artigianato locale, ancora fedele alla tradizione delle maestranze romane, e nell'edilizia pubblica e privata caprese le sue più schiette creazioni; e nella copertura a volta della casa caprese ebbe il suo armonioso e razionale accordo con l'ambiente naturale e con l'esigenza dell'approvvigionamento idrico».

La struttura della Certosa di Capri segue gli schemi di impianto delle varie Certose. Si entra attraverso un piccolo vestibolo coperto a volta, dal quale parte un viale ove si trovano due piccoli edifici: quello a sinistra era forse la casa del frate guar­diano, con l'antica farmacia che forniva medicine ai locali. Dal lato opposto del viale, c'è un altro piccolo edificio, che era la "Cappella delle donne fuori clausura", ricordata nella vita di Madre Serafina, anticamente "Ecclesia inferior". In seguito alla Controriforma questa chiesa venne aperta al pubblico ma, dopo la espulsione dei Certosini, fu adoperata per la lavorazione dei prodotti agricoli. Di fronte all'entrata di questa chiesa vi è quella del Convento.

L'ingresso del convento è costituito da un portale in tufo sorrentino. Superato l'ingresso si incontra una seconda torre di guardia, decorata con merli arrotondati come a Torre Materita, costruita dai Certosini ad Anacapri. Da questa torre si accede alla "Casa Bassa" mentre, seguendo il corridoio a sinistra, si entra nella "Casa Alta". Si giunge così al grande chiostro con archi e pilastri tardo-rinascimentali in pietra calcarea; sono visibili all'interno del porticato l'alternarsi degli archi e delle celle. Questo chiostro sembra disegnato in modo lineare e geometrico e suscita un senso di povertà anche per la mancanza di un giardino che, probabilmente, doveva esservi in passato.
Nello stesso spiazzo una volta vi era anche il cimitero dei monaci come nella Certosa di San Martino a Napoli. In un angolo dello spiazzo del grande chiostro vi è un pozzo, che sorge su di una cisterna profondissima di pianta rettangolare (15.00 x 9.00), profonda ben 21 metri al di sotto del suolo di calpestio del chiostro.

Questa enorme cisterna, da 2.835 metri cubi di capacità, è ritenuta da tutti gli studiosi una cisterna romana di epoca imperiale. Comunque oltre a questa ve ne sono altre legate da una rete di cunicoli e condutture che, sino ad oggi, non sono state studiate. Nel chiostro vi sono anche le abitazioni dei Padri che formavano la famiglia certosina; ognuna di esse era una casa coperta da volta a crociera, divisa a metà dell'altezza da un solaio. A1 piano terra si trovano gli ambienti: "L'Ave Maria" e la stanza da letto, mentre al piano superiore un laboratorio o un deposito. Accanto a queste case vi era un piccolo giardino circondato da alte mura che ogni Padre curava personalmente; un piccolo servizio igienico e un portichetto coperto completavano la casa. Sul lato sinistro del chiostro grande sono state adattate le aule scolastiche del liceo di Capri.

A destra, invece, vi è l'appartamento del Priore costruito probabilmente nel seicento, con un giardino sempre circondato da mura. Le stanze dell'edificio a due piani hanno finestre che affacciano sui Faraglioni e sul mare.
Dalle celle dei Padri si poteva passare al chiostro piccolo che ha i caratteri della costruzione trecentesca. Le sue colonne sono decorate da capitelli di età romana e bizantina, ed è dominato dalla "Torre dell'orologio", costruita probabilmente nel Seicento, poiché la cuspide con volute è nota caratteristica dell'architettura di quel secolo.

Situata fra i due chiostri vi è la Sala del Capitolo con una decorazione settecentesca in stucco. Dal chiostro piccolo si accede poi al refettorio, di architettura gotica. Provenendo dalla "Cassa Bassa" in direzione della "Casa Alta" si entra nella chiesa, che è l'edificio più alto della Certosa. Si tratta di una grande e vasta navata, decorata con mezzi pilastri e centine ad arco con splendide volte a crociera. Sul fondo vi è un'abside quasi semicircolare che sembra essere stata aggiunta in un secondo momento. Nella zona alta della facciata vi è un bel rosone sormontato da una lunetta ad arco che racchiude l'affresco della Vergine con il bambino. Di lato vi è San Bruno che poggia la mano sulle spalle della Regina Giovanna in preghiera e, dall'altro, San Giacomo che protegge il Conte Arcucci mentre questi offre alla Madonna il modello della chiesa.

Nella chiesa soffitti e pareti mostrano frammenti di affreschi, piuttosto mediocri del tardo seicento. Tali decorazioni sono le ultime testimonianze della ricca veste barocca che la chiesa presentava al suo interno, dove erano sistemati i sepolcri marmorei degli Arcucci. Dall'abside si passava poi nella sagrestia anch'essa decorata con affreschi.
Jacopo (o Giacomo) Arcucci era stato Maestro Razionale della Gran Curia sotto Re Roberto d'Angiò, e poi Tesoriere della Regina, ed era molto stimato da Giovanna D'Angiò. La famiglia Arcucci si era stabilita a Capri fin dai tempi del padre Francesco, ammiraglio di Federico II. Sta di fatto che l'Arcucci, sposatosi con Muretta dei Baroni di Valva, non potendo avere figli, fece voto di costruire un monastero Certosino a Capri, se avesse ottenuto un figlio maschio. Quando nel 1365 nacque il primo figlio Jannuccio e subito dopo il secondo Francesco, l'Arcucci mantenne la promessa. Scelta una località di Capri, detta in quel tempo "Sama" o "Lama" e, ottenuto il permesso dei Certosini, iniziò la costruzione. Nell'individuare il luogo, si era tenuto presente di creare "il deserto della Certosa" in una vallata esposta a Sud, inaccessibile dal mare e protetta dal lato di terra dal muro di cinta della città, che sbarrava il passo tra il Monte San Michele e Castiglione. Rivoltosi alla Regina Giovanna, ne ottenne una somma di denaro per la dote del monastero nonché alcune esenzioni ed immunità e i beni feudali di Castellammare di Stabia, Lettere, Gragnano, e Scafati.

Mentre la costruzione della Certosa proseguiva l'Arcucci diede luogo ad altre iniziative, come quella di costruire alcune strade nel centro, fortificarne i fabbricati, far restaurare nel 1371 la chiesa di San Costanzo aggiungendovi il presbiterio. In memoria del padre, poi, edificò anche il monastero di San Francesco a Marina Grande dove in passato c'era una piccola chiesetta dedicata a San Severino. Infine fece costruire il palazzo per la sua famiglia nella piazza di Capri davanti alla chiesa di Santo Stefano.

Nel 1374, i monaci presero possesso della Certosa. Gli anni che seguirono però non furono tanto facili per l'Ordine dei Certosini che venne implicato nello scisma d'Oriente del 1378. Di li a poco, nel 1381, Carlo III di Durazzo invase il Regno, occupò Napoli, fece assassinare Giovanna, e il paese cadde in grave crisi. Egli comunque confermò tutti gli antichi privilegi alle Certose.
Nei confronti di Giacomo Arcucci, invece, fu severissimo; infatti lo spogliò di tutti i suoi beni e lo proscrisse. L'Arcucci trovò accoglienza presso i Padri Certosini di Capri dove venne trattato con benevolenza e inoltre, nel 1382, i Certosini paga­rono 50 once d'oro per liberare dalla prigione il figlio Jannuccio di 17 anni. I122 novembre 1386 Jacopo Arcucci morì presso la Certosa. Per la fedeltà alla famiglia Arcucci, i Certosini saranno premiati nel 1387 quando Jannuccio Arcucci fu reintegrato in tutti i suoi beni. Il figlio dunque tornò ad essere uno dei più ricchi Baroni del Regno.

Durante il XV e il XVI secolo si avvicendarono tristi eventi per l'isola di Capri a causa delle continue incursioni piratesche. I capresi parteciparono alle lotte dei Cristiani contro i turchi e le concessioni del 1482 rappresentarono il riconoscimento del contributo da loro offerto alla vittoria dei Cristiani nella guerra di Otranto.

Le notizie sulla vita della Certosa di Capri durante la seconda metà del XV secolo sono assai scarse. Si sa comunque che subì gravi danni durante il terremoto del 5 dicembre 1456.
Nel 1511, sotto il vicerè don Raimondo de Cardone, truppe spagnole sostarono a Capri per più di tre mesi procurando gravi danni anche alla Certosa, confiscando vettovaglie, frutta, legna da ardere e persino le porte e le finestre delle case. I soldati uccisero, ruppero barche, rubarono mobili e arredi sacri. Il periodo che seguì fu ricco di umiliazioni; Capri che aveva sempre fatto parte del Demanio fu addirittura venduta nel 1528.

In questo periodo vi fu anche il massimo sviluppo turco che raggiunse il suo apogeo con Selim e poi con Solimano II il Magnifico. Quest'ultimo portò le navi dei pirati barbareschi a spadroneggiare nel Mediterraneo, arrecando gravissimi danni alle popolazioni costiere ed insulari. Capri, dopo le prime incursioni del 1510 e del 1519, subì continui assalti tra il 1525 ed il 1571, con conseguenze gravissime. Allo scopo di difendersi già verso il 1527 erano stati restaurati un castello esistente e le mura cittadine, inoltre era stato costruito ex-novo il castello di Anacapri che nel 1535 sarà detto "Barbarossa". Ma non ci fu nulla da fare, i capresi non riuscirono a respingere i turchi. A seguito della incursione di Khair El Din detto il Barbarossa nel 1532, nonostante l'estrema difesa a Marina Grande e lungo la via San Francesco, le mura capresi vennero distrutte e il castello di Anacapri resistette appena. Fu allora che molti capresi terrorizzati abbandonarono l'isola che si spopolò.

Quelli che restarono chiesero insistentemente aiuti al Vicerè per potersi difendere, senza riceverne alcuno. Fra le incursioni più violente si possono ricordare quella del 1531 quando i turchi fecero più di cento schiavi, passando poi per Procida e per Terracina. Nel 1533 il Corsaro Sinam, luogotenente di Khair El Din, assalì la costiera amalfitana dove fece trecento schiavi, poi si diresse a Capri ove la popolazione, avvertita in tempo, riuscì a difendersi. Ma l'attacco più grave fu nel 1535 quando i turchi saccheggiarono e misero a ferro e fuoco tutta l'isola, facendo prigioniera quasi tutta la popolazione e devastando i terreni coltivati. Nonostante tutto i capresi anche in questa circostanza opposero una valida resistenza. Altra memorabile battaglia fu quella del 1544, quando i turchi devastarono Ischia facendo quattromila prigionieri. Poi, mentre erano diretti a Procida, sorpresi da una tempesta, furono spinti a Capri ove si riuscì ad organizzare la difesa e a respingerli.

Ma anche con la morte di Khair El Din, nel 1546, le cose non migliorarono. Infatti prima con Dragut Rais, poi con Dinam Pascià continuarono le incursioni. Nel 1553 Dragut e Mustafà Pascià infersero un tremendo attacco ad Ischia e a Capri, che rinnovarono l'anno successivo. Nel 1557 il corsaro Sangiano Piale depredò Sorrento e nel 1558 Massalubrense, facendo circa 5.000 schiavi. Il 12 e il 13 giugno 1558 Mustafà Bassà con 1.200 galee depredò Massalubrense e Sorrento. Qui addirittura i pirati portarono via tutte le monache del Convento di San Giorgio. A Capri si temette l'incursione é tutti corsero a nascondersi sui monti, compresi i Certosini con il Priore Domenico Satriano. I capresi poi fornirono un modesto contributo alla coalizione contro i turchi, promossa da Pio V che diede vita alla invincibile Armata e alla vittoria di Lepanto nel 1571. Ma, morto Pio V, la Lega pontificia-veneziana-savoiarda-napoletana si indebolì ed i veneziani fecero una pace separata con i turchi, che ripresero le incursioni piratesche.

Bisogna comunque sottolineare che nel XVI secolo, mentre la popolazione di Capri versava in miseria, il convento dei Certosini Viveva dì agiatezza economica perchè protetto dagli spagnoli. Gli unici danni subiti furono quelli provocati dalle incursioni piratesche, col reiterato incendio della Certosa.
Ai primi del seicento le cose peggiorarono per i Certosini di Capri e la situazione si aggravò con la rivolta di Masaniello. Anche a Capri si propagò il malcontento e la ribellione del popolo si rivolse contro i Certosini che esigevano esose gabelle sulla pesca e sugli altri generi di consumo.

Nel 1656 la grave epidemia di peste che uccise 400.000 napoletani, a Capri colpì 755 abitanti, uccidendone 350; ad Anacapri 833 mentre ne morirono 155, e alla Certosa su 20 monaci ne restarono vivi soltanto 2, oltre il Vescovo Paolo Pellegrino. Una leggenda vuole che la peste giunse a Capri perché una ragazza, Giulia Marcala, chiese al frate che la assisteva in punto di morte a Napoli di far giungere una treccia di capelli al suo fidanzato Roberto Brancaccio, in esilio a Capri. Il frate la esaudì portando però il contagio sull'isola. In realtà si sa che fu particolarmente contagiosa una donna, Prudenza Pisa, che sarebbe poi diventata Suor Serafina di Dio, fondatrice del monastero delle Teresiane di Capri.

Sembra che durante le peste, i Certosini, rinchiusi nella Certosa, non dessero aiuto alla popolazione che, per vendetta, avrebbe gettato alcuni cadaveri di appestati dentro le mura certosine. Solo quando il Vescovo, morti ormai quasi tutti i preti, chiese al Priore l'aiuto dei Padri Certosini, due frati conversi offrirono la loro assistenza. Incredibilmente i Certosini si appropriarono di molte proprietà degli appestati. Queste, aggiunte a quelle che la Certosa già deteneva, portarono il monastero a possedere quasi tutta l'isola.
Sotto Carlo di Borbone la vita nella Certosa risulta improntata ancora ad un notevole benessere economico, il che contribuì senza dubbio ad allontanare sempre più i monaci dalla regola di San Bruno, tanto che furono mandati alcuni Padri per porre un minimo di ordine nella vita conventuale.

La Certosa, d'altra parte, veniva visitata spesso così come, del resto, tutta Capri dai numerosi cercatori di reperti antichi, richiamati dalle scoperte archeologiche, che in quegli anni andavano destando un crescente interesse. Ne derivò da un lato, la nascita di una viva attrattiva culturale e turistica verso Capri e, dall'altro, l'inizio del fenomeno di degrado del patrimonio di antichità e d'arte dell'isola. Ad esempio per iniziativa di Luigi Vanvitelli, nel 1751, vennero asportate le colonne di marmo giallo antico che saranno poi utilizzate nella cappella del Palazzo Reale di Caserta.

Ferdinando IV che aveva un suo Governatore a Capri, veniva nell'isola per la caccia e la Regina Maria Carolina in quelle occasioni si tratteneva a lungo, non tanto con i Certosini, quanto con il Vescovo Monsignor Nicola Saverio Gamboni. Questi era un uomo di notevole personalità che creò le scuole elementari, un seminario, una scuola nautica, e un laboratorio per la formazione professionale nelle attività artigiane. Quando però Ferdinando IV fuggì in Sicilia il 20 dicembre 1798, ed i Liberali proclamarono la Repubblica Partenopea, il Vescovo Gamboni fu dalla parte dei rivoluzionari mentre i Certosini si mantennero neutrali, diversamente dai confratelli di San Martino a Napoli, che ricevettero Championnet con una grande festa. I Certosini di Capri non accolsero con entusiasmo i francesi, giunti nell'isola nel gennaio 1799 e, quindi, non subirono particolari punizioni quando, nel giugno successivo, il Cardinale Ruffo, vicario di Re Ferdinando IV, tornato a Napoli, pose fine alla Repubblica Partenopea. Il Vescovo Gamboni invece fu condannato all'esilio in contumacia e il medico Giacomo Arcucci, che era stato commissario del popolo di Capri, venne giustiziato sulla forca il 18 giugno 1800.

A Capri il 22 febbraio 1806 venne inviato il Capitano Chervet con 200 uomini che furono facilmente sconfitti dalla flotta inglese, sbarcata l' 11 maggio 1806. Capri restò nelle mani di Nelson per due lunghi anni e fu comandata da Sir Hudson Lowe, il futuro carceriere di Napoleone a Sant'Elena, che fortificò l'isola. .
Quando il 15 febbraio 1807 crollò a mare la torre di difesa dalle incursioni piratesche della Certosa di Capri, che con le sue macerie chiuse per sempre l'ingresso della Grotta Oscura, gli inglesi installarono in quella zona una batteria di cannoni. Inutile dire che i Certosini furono ben felici della loro presenza.

L'isola fu ripresa dai francesi nel 1808, quando Gioacchino Murat venne a Napoli per sostituire Giuseppe Bonaparte divenuto Re di Spagna. Dopo una durissima battaglia i francesi presero Capri, e tale battaglia è ricordata tra quelle memorabili sull'Arco di Trionfo di Parigi. Con la vittoria dei francesi la Certosa venne soppressa; ai Padri che vi si trovavano venne concessa la pensione annua di 120 ducati, mentre 60 ducati furono destinati ai conversi.
Con questo atto veniva decretata la effettiva fine della Certosa dopo quattro secoli e mezzo di vita. Naturalmente il monastero fu destinato a caserma e ospedale. Negli anni successivi la sorte della Certosa di San Giacomo fu peggiore. Tornato a Napoli, Ferdinando I diventò Re delle due Sicilie, e il monastero fu trasformato in prigione. Negli anni seguenti anche per opera di Carlo Bonucci a Capri si registrò un nuovo impulso nel campo della ricerca archeologica che, insieme alla scoperta della Grotta Azzurra, avvenuta nel 1826, darà luogo ad un costante sviluppo turistico.

La Certosa nel frattempo, resterà in stato di abbandono. Nel 1834 vennero a Capri i frati Trappisti francesi per esaminare la possibilità di comperare la Certosa, ma la trovarono in tali misere condizioni da rinunziare a qualsiasi progetto.
Con il regno dei Savoia, mentre la Certosa di Napoli fu trasformata in Museo, tutti i beni dei Certosini di Capri vennero destinati a favore della Chiesa di Ischia. Tale disposizione venne data da Vittorio Emanuele il che dimostrò sempre la sua predilezione per Ischia dove si recava per i bagni termali.
Nel 1891 i sepolcri seicenteschi degli Arcucci furono trasferiti nella chiesa di Santo Stefano. In questo periodo la Certosa continuò a degradarsi sempre più. All'inizio del 1900 lo stato italiano non ritenendone conveniente il possesso, per le condizioni di degrado che imponevano gravosi oneri di manutenzione, decise di porla in vendita. E fu per poco che un gruppo di speculatori non riuscì ad acquistarla per sole 99.000 lire!!! Nel 1903 Afred Krupp comprò una porzione del terreno circostante la Certosa, dove furono poi eretti i giardini di Augusto, attualmente proprietà comunale, e realizzò via Krupp definita da Roberto Pane «una strada come opera d'arte».

Norman Douglas suggerì poi di restaurare la Certosa per farne un Museo, ma ciò non trovò alcun accoglimento da parte delle Autorità, e nel 1908 venne demolito il campanile barocco che sorgeva sul chiostro piccolo.
Con la guerra 1915-19181a Certosa tornò ad essere utilizzata dallo Stato come caserma per il 19° reggimento di fanteria che doveva difendere l'isola ma che, per fortuna, non svolse mai alcuna azione bellica.
Nel periodo fra le due guerre, la Certosa godette di momenti migliori. Nel 1921 Edwin Cerio propose la realizzazione di un "Itinerario archeologico" dell'isola che, consentendo la visita delle zone di maggior interesse, incrementasse il turismo. Inoltre suggeriva la sistemazione di un Orto botanico nei terreni che circondavano la Certosa «per la conservazione della flora locale e specialmente per la ricostruzione della flora romana».

arco certosaNel 1922 il Cerio, divenuto Sindaco di Capri, organizzò il famoso "Convegno internazionale per la valorizzazione del paesaggio". A seguito di ciò l'Amministrazione Comunale lanciò la proposta di restaurare la Certosa ed utilizzarla come "Centro di produzione e protezione letteraria", sotto l'egida della "Commissione per la cooperazione intellettuale della Società delle Nazioni". Tale Istituto internazionale doveva ospitare 50 0 60 lavoratori intellettuali: pittori, scultori, scrittori, incisori, tipografi, naturalisti, ed altri studiosi dediti non solo alla ricerca ed alla produzione artistica e scientifica, ma anche impegnati nella diffusione delle idee e nella vendita dei prodotti artistici.

La gestione di tale complesso doveva essere affidata ad un Ente, col quale avrebbe collaborato sia il Governo, sia il Comune. La spesa necessaria poteva poi essere ripartita tra tutte le nazioni concorrenti alla creazione dell'Istituto. Questa proposta purtroppo non piacque alle Autorità fasciste, perché urtava contro il sentimento nazionalistico allora imperante. Cerio comunque riuscì, con l'aiuto dell'Onorevole Giulio Rodinò, Ministro della Guerra, a far consegnare la Certosa all'Amministrazione delle Antichità e Belle Arti, ma non riuscì a superare le obiezioni che poneva il direttore generale Colasanti, che notava «che tutto ciò verrebbe attuato con denaro non italiano. Ora, in un centro come Capri, dove già è così fervida e preponderante la colonia internazionale e dove occorre difendere, sempre nei limiti della più accogliente ospitalità, il diritto pieno e originale della italianità, non mi pare in verità conveniente che gli stranieri affratellati a noi dalla internazionalità dell'arte, abbiano a trovarsi non già in qualità di ospiti graditi, ma un po' padroni di casa».

Evidentemente il povero direttore generale non si rendeva conto del fatto che, ogni giorno di più, gli «ospiti graditi» diventavano «padroni di casa», poiché acquistavano molte proprietà immobiliari nell'isola. Capri infatti era ormai diventata meta del turismo internazionale di elite, alimentato sia dagli intellettuali ed artisti sia dagli esponenti più in vista del mondo della politica, del commercio e dell'industria.
Nel 1925 tuttavia il Ministro dell'Istruzione, Onorevole Fedele, erogò 58.000 lire per restaurare la Certosa come da progetto di Gino Chierici Soprintendente all'Arte Medioevale e Moderna della Campania. I lavori riguardarono la Chiesa nel 1927, ed il restauro del refettorio e del chiostro piccolo nel 1928. Nel 1936 la Certosa venne concessa ai Canonici regolari Lateranensi, per crearvi istituti di educazione e, in quella occasione, fu istituito il ginnasio che mancava a Capri e creata una biblioteca.

Escludendo le manifestazioni per il bimillenario Augusteo del 1937, nessun avvenimento di rilievo richiamerà l'attenzione sulla Certosa per lungo tempo. Seguono gli anni della seconda guerra mondiale. Dopo che i Tedeschi abbandonarono Capri il 25 luglio 1943, giunsero due ufficiali inglesi seguiti dopo pochi giorni da truppe americane che occuparono la Certosa per destinarla a casa di riposo e di svago per gli aviatori.
Nello stesso periodo vennero sistemate nella Certosa anche le scuole elementari che vi restarono fino al 1960 e i Canonici riuscirono in qualche modo a difendere il complesso monumentale. Nuovi danneggiamenti comunque furono arrecati dalle truppe di occupazione. Le difficoltà finanziarie poi costrinsero i religiosi ad abbandonare la Certosa nel 1961 prima ancora che scadessero i termini della concessione.

La Certosa, che era stata lasciata anche dai militari, cadde nuovamente nel più completo abbandono. Negli stessi anni alcuni suoli demaniali vennero venduti ed ebbe luogo la costruzione di un grosso albergo a confine con la Certosa.
Nel 1975 è iniziato il moderno restauro del complesso e, nel 1976, il Ministro per i Beni Culturali ed Ambientali ha approvato il progetto generale di restauro, assegnando alla Certosa una destinazione culturale, turistica, museale, espositiva e proponendo la sistemazione della biblioteca.
Dal 1976 ad oggi la Regione Campania ha realizzato solo il restauro dei locali della Foresteria destinati a Museo e il vasto ambiente adiacente la Chiesa, utilizzandolo come sala per mostre e conferenze.

Paolo Luise

Fonte:
Itineraries - Some stories about Capri
© 2006, LUISE SERVICES & COMMUNICATIONS s.r.l.
 

 

L'Intervista

Marco Carli
proprietario del
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"Il Principe" in Pompei

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