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Alcuni
studiosi hanno affermato
che la Certosa di San
Giacomo di Capri si erge
su strutture romane di
età J imperiale. Di
parere contrario fu il
grande archeologo Amedeo
Maiuri, che così
scriveva: «Come Villa
Jovis esprime e riassume
dall'alto del Monte
Tiberio il periodo
imperiale di Capri, così
la Certosa, infossata
con le estese fabbriche
nella chiusa valle fra
l'altura del Castiglione
e il Monte Tuoro,
esprime il periodo
medioevale e monastico
caprese nella sua forma
più aulica e
monumentale».
Ciò nonostante alcuni
indizi lasciano supporre
il contrario. Ad
esempio, all'ingresso
della Certosa, subito
dopo la parte coperta
dell'ingresso, si nota
sulla destra una pietra
di forma conica che,
anticamente, doveva
esser appartenuta ad una
macina per il grano,
identica a quelle che si
possono vedere presso i
forni del pane degli
scavi archeologici di
Pompei.
Si potrebbe ipotizzare
che nella zona non
sorgesse una villa ma
una fattoria romana. Si
suppone poi che in epoca
greca e romana l'intera
area fosse stata
utilizzata poiché a sud
della Certosa furono
trovati ruderi di opera
romana, che il
Friedlaender individuò
come appartenenti alla
scala di collegamento
della zona sottostante
con Via Camerelle e la
Villa di Giulia, estesa
dunque, secondo questa
ipotesi, dal sito della
Certosa sino ad
Occhiomarino, in un
continuo di orti,
giardini, ambulacri e
fabbriche di diversa
destinazione. Inoltre
Roberto Pane chiaramente
afferma: «La Certosa
sorge su un ripiano
situato fra i Colli di
Castiglione e del
Telegrafo (Monte Tuoro)
e, sino a pochi decenni
or sono, appariva
isolata in mezzo al
verde, salvo il tratto
di cinta muraria che la
collegava con il
Castiglione e che stava
a difesa sia della
Certosa sia
dell'abitato. Come tanto
spesso accade di
rilevare per moderne
fabbriche situate sopra
antichi centri, anche la
Certosa sorge su
strutture romane, ancora
visibili dal lato est;
ed è probabile che una
notevole parte di tutto
l'edificio poggi su mura
di età imperiale».
La zona comunque
rispondeva alla rigida
norma dell'Ordine
Certosino riguardante il
"Deserto" che doveva
circondare il convento.
Nel caso di Capri,
essendo la Certosa
collocata sul ciglio di
uno strapiombo, il
"Deserto" era costituito
dal mare sul versante
meridionale, mentre
l'abitato restava a
distanza sufficiente
dalle mura della città.
L'architettura della
Certosa è stata
modificata più volte nel
corso dei secoli, ed è
perciò difficile
distinguere con certezza
l'appartenenza dei
singoli elementi a
determinati periodi
architettonici, che
vanno dal medioevo al
seicento.
Dal 1808 in poi vi sono
state modificazioni
dovute alla diversa
destinazione del
complesso, incompatibili
con il disegno
originale. Anche l'area
di rispetto "Deserto" è
stata notevolmente
modificata soprattutto,
in epoca recente, a
causa della costruzione
dell'albergo "La Luna" e
di case e villette.
Maiuri così descrive la
Certosa: «Ignoto
l'architetto del primo
impianto e ignoti gli
architetti dei
successivi ampliamenti,
la Certosa rivela il suo
inconfondibile carattere
caprese con la grandiosa
distesa delle sue volte
di copertura che
indicano, con la
plastica evidenza degli
estradossi, il
sottoposto organismo
delle volte a crociera,
a botte e padiglione;
cosicché, per la loro
sicura datazione, esse
costituiscono il primo
capitolo
dell'architettura
caprese... » ... «La
nuova architettura
crebbe e maturò
lentamente tra le rovine
delle ville romane,
cosicché anche
l'edilizia religiosa e
monastica, con le più
antiche chiese e la
monumentale Certosa,
trovò in un artigianato
locale, ancora fedele
alla tradizione delle
maestranze romane, e
nell'edilizia pubblica e
privata caprese le sue
più schiette creazioni;
e nella copertura a
volta della casa caprese
ebbe il suo armonioso e
razionale accordo con
l'ambiente naturale e
con l'esigenza
dell'approvvigionamento
idrico».
La struttura della
Certosa di Capri segue
gli schemi di impianto
delle varie Certose. Si
entra attraverso un
piccolo vestibolo
coperto a volta, dal
quale parte un viale ove
si trovano due piccoli
edifici: quello a
sinistra era forse la
casa del frate
guardiano, con l'antica
farmacia che forniva
medicine ai locali. Dal
lato opposto del viale,
c'è un altro piccolo
edificio, che era la
"Cappella delle donne
fuori clausura",
ricordata nella vita di
Madre Serafina,
anticamente "Ecclesia
inferior". In seguito
alla Controriforma
questa chiesa venne
aperta al pubblico ma,
dopo la espulsione dei
Certosini, fu adoperata
per la lavorazione dei
prodotti agricoli. Di
fronte all'entrata di
questa chiesa vi è
quella del Convento.
L'ingresso del convento
è costituito da un
portale in tufo
sorrentino. Superato
l'ingresso si incontra
una seconda torre di
guardia, decorata con
merli arrotondati come a
Torre Materita,
costruita dai Certosini
ad Anacapri. Da questa
torre si accede alla
"Casa Bassa" mentre,
seguendo il corridoio a
sinistra, si entra nella
"Casa Alta". Si giunge
così al grande chiostro
con archi e pilastri
tardo-rinascimentali in
pietra calcarea; sono
visibili all'interno del
porticato l'alternarsi
degli archi e delle
celle. Questo chiostro
sembra disegnato in modo
lineare e geometrico e
suscita un senso di
povertà anche per la
mancanza di un giardino
che, probabilmente,
doveva esservi in
passato.
Nello stesso spiazzo una
volta vi era anche il
cimitero dei monaci come
nella Certosa di San
Martino a Napoli. In un
angolo dello spiazzo del
grande chiostro vi è un
pozzo, che sorge su di
una cisterna
profondissima di pianta
rettangolare (15.00 x
9.00), profonda ben 21
metri al di sotto del
suolo di calpestio del
chiostro.
Questa enorme cisterna,
da 2.835 metri cubi di
capacità, è ritenuta da
tutti gli studiosi una
cisterna romana di epoca
imperiale. Comunque
oltre a questa ve ne
sono altre legate da una
rete di cunicoli e
condutture che, sino ad
oggi, non sono state
studiate. Nel chiostro
vi sono anche le
abitazioni dei Padri che
formavano la famiglia
certosina; ognuna di
esse era una casa
coperta da volta a
crociera, divisa a metà
dell'altezza da un
solaio. A1 piano terra
si trovano gli ambienti:
"L'Ave Maria" e la
stanza da letto, mentre
al piano superiore un
laboratorio o un
deposito. Accanto a
queste case vi era un
piccolo giardino
circondato da alte mura
che ogni Padre curava
personalmente; un
piccolo servizio
igienico e un
portichetto coperto
completavano la casa.
Sul lato sinistro del
chiostro grande sono
state adattate le aule
scolastiche del liceo di
Capri.
A destra, invece, vi è
l'appartamento del
Priore costruito
probabilmente nel
seicento, con un
giardino sempre
circondato da mura. Le
stanze dell'edificio a
due piani hanno finestre
che affacciano sui
Faraglioni e sul mare.
Dalle celle dei Padri si
poteva passare al
chiostro piccolo che ha
i caratteri della
costruzione trecentesca.
Le sue colonne sono
decorate da capitelli di
età romana e bizantina,
ed è dominato dalla
"Torre dell'orologio",
costruita probabilmente
nel Seicento, poiché la
cuspide con volute è
nota caratteristica
dell'architettura di
quel secolo.
Situata fra i due
chiostri vi è la Sala
del Capitolo con una
decorazione
settecentesca in stucco.
Dal chiostro piccolo si
accede poi al
refettorio, di
architettura gotica.
Provenendo dalla "Cassa
Bassa" in direzione
della "Casa Alta" si
entra nella chiesa, che
è l'edificio più alto
della Certosa. Si tratta
di una grande e vasta
navata, decorata con
mezzi pilastri e centine
ad arco con splendide
volte a crociera. Sul
fondo vi è un'abside
quasi semicircolare che
sembra essere stata
aggiunta in un secondo
momento. Nella zona alta
della facciata vi è un
bel rosone sormontato da
una lunetta ad arco che
racchiude l'affresco
della Vergine con il
bambino. Di lato vi è
San Bruno che poggia la
mano sulle spalle della
Regina Giovanna in
preghiera e, dall'altro,
San Giacomo che protegge
il Conte Arcucci mentre
questi offre alla
Madonna il modello della
chiesa.
Nella chiesa soffitti e
pareti mostrano
frammenti di affreschi,
piuttosto mediocri del
tardo seicento. Tali
decorazioni sono le
ultime testimonianze
della ricca veste
barocca che la chiesa
presentava al suo
interno, dove erano
sistemati i sepolcri
marmorei degli Arcucci.
Dall'abside si passava
poi nella sagrestia
anch'essa decorata con
affreschi.
Jacopo (o Giacomo)
Arcucci era stato
Maestro Razionale della
Gran Curia sotto Re
Roberto d'Angiò, e poi
Tesoriere della Regina,
ed era molto stimato da
Giovanna D'Angiò. La
famiglia Arcucci si era
stabilita a Capri fin
dai tempi del padre
Francesco, ammiraglio di
Federico II. Sta di
fatto che l'Arcucci,
sposatosi con Muretta
dei Baroni di Valva, non
potendo avere figli,
fece voto di costruire
un monastero Certosino a
Capri, se avesse
ottenuto un figlio
maschio. Quando nel 1365
nacque il primo figlio
Jannuccio e subito dopo
il secondo Francesco, l'Arcucci
mantenne la promessa.
Scelta una località di
Capri, detta in quel
tempo "Sama" o "Lama" e,
ottenuto il permesso dei
Certosini, iniziò la
costruzione.
Nell'individuare il
luogo, si era tenuto
presente di creare "il
deserto della Certosa"
in una vallata esposta a
Sud, inaccessibile dal
mare e protetta dal lato
di terra dal muro di
cinta della città, che
sbarrava il passo tra il
Monte San Michele e
Castiglione. Rivoltosi
alla Regina Giovanna, ne
ottenne una somma di
denaro per la dote del
monastero nonché alcune
esenzioni ed immunità e
i beni feudali di
Castellammare di Stabia,
Lettere, Gragnano, e
Scafati.
Mentre la costruzione
della Certosa proseguiva
l'Arcucci diede luogo ad
altre iniziative, come
quella di costruire
alcune strade nel
centro, fortificarne i
fabbricati, far
restaurare nel 1371 la
chiesa di San Costanzo
aggiungendovi il
presbiterio. In memoria
del padre, poi, edificò
anche il monastero di
San Francesco a Marina
Grande dove in passato
c'era una piccola
chiesetta dedicata a San
Severino. Infine fece
costruire il palazzo per
la sua famiglia nella
piazza di Capri davanti
alla chiesa di Santo
Stefano.
Nel 1374, i monaci
presero possesso della
Certosa. Gli anni che
seguirono però non
furono tanto facili per
l'Ordine dei Certosini
che venne implicato
nello scisma d'Oriente
del 1378. Di li a poco,
nel 1381, Carlo III di
Durazzo invase il Regno,
occupò Napoli, fece
assassinare Giovanna, e
il paese cadde in grave
crisi. Egli comunque
confermò tutti gli
antichi privilegi alle
Certose.
Nei confronti di Giacomo
Arcucci, invece, fu
severissimo; infatti lo
spogliò di tutti i suoi
beni e lo proscrisse. L'Arcucci
trovò accoglienza presso
i Padri Certosini di
Capri dove venne
trattato con benevolenza
e inoltre, nel 1382, i
Certosini pagarono 50
once d'oro per liberare
dalla prigione il figlio
Jannuccio di 17 anni.
I122 novembre 1386
Jacopo Arcucci morì
presso la Certosa. Per
la fedeltà alla famiglia
Arcucci, i Certosini
saranno premiati nel
1387 quando Jannuccio
Arcucci fu reintegrato
in tutti i suoi beni. Il
figlio dunque tornò ad
essere uno dei più
ricchi Baroni del Regno.
Durante il XV e il XVI
secolo si avvicendarono
tristi eventi per
l'isola di Capri a causa
delle continue
incursioni piratesche. I
capresi parteciparono
alle lotte dei Cristiani
contro i turchi e le
concessioni del 1482
rappresentarono il
riconoscimento del
contributo da loro
offerto alla vittoria
dei Cristiani nella
guerra di Otranto.
Le notizie sulla vita
della Certosa di Capri
durante la seconda metà
del XV secolo sono assai
scarse. Si sa comunque
che subì gravi danni
durante il terremoto del
5 dicembre 1456.
Nel 1511, sotto il
vicerè don Raimondo de
Cardone, truppe spagnole
sostarono a Capri per
più di tre mesi
procurando gravi danni
anche alla Certosa,
confiscando vettovaglie,
frutta, legna da ardere
e persino le porte e le
finestre delle case. I
soldati uccisero,
ruppero barche, rubarono
mobili e arredi sacri.
Il periodo che seguì fu
ricco di umiliazioni;
Capri che aveva sempre
fatto parte del Demanio
fu addirittura venduta
nel 1528.
In questo periodo vi fu
anche il massimo
sviluppo turco che
raggiunse il suo apogeo
con Selim e poi con
Solimano II il
Magnifico. Quest'ultimo
portò le navi dei pirati
barbareschi a
spadroneggiare nel
Mediterraneo, arrecando
gravissimi danni alle
popolazioni costiere ed
insulari. Capri, dopo le
prime incursioni del
1510 e del 1519, subì
continui assalti tra il
1525 ed il 1571, con
conseguenze gravissime.
Allo scopo di difendersi
già verso il 1527 erano
stati restaurati un
castello esistente e le
mura cittadine, inoltre
era stato costruito
ex-novo il castello di
Anacapri che nel 1535
sarà detto "Barbarossa".
Ma non ci fu nulla da
fare, i capresi non
riuscirono a respingere
i turchi. A seguito
della incursione di
Khair El Din detto il
Barbarossa nel 1532,
nonostante l'estrema
difesa a Marina Grande e
lungo la via San
Francesco, le mura
capresi vennero
distrutte e il castello
di Anacapri resistette
appena. Fu allora che
molti capresi
terrorizzati
abbandonarono l'isola
che si spopolò.
Quelli che restarono
chiesero insistentemente
aiuti al Vicerè per
potersi difendere, senza
riceverne alcuno. Fra le
incursioni più violente
si possono ricordare
quella del 1531 quando i
turchi fecero più di
cento schiavi, passando
poi per Procida e per
Terracina. Nel 1533 il
Corsaro Sinam,
luogotenente di Khair El
Din, assalì la costiera
amalfitana dove fece
trecento schiavi, poi si
diresse a Capri ove la
popolazione, avvertita
in tempo, riuscì a
difendersi. Ma l'attacco
più grave fu nel 1535
quando i turchi
saccheggiarono e misero
a ferro e fuoco tutta
l'isola, facendo
prigioniera quasi tutta
la popolazione e
devastando i terreni
coltivati. Nonostante
tutto i capresi anche in
questa circostanza
opposero una valida
resistenza. Altra
memorabile battaglia fu
quella del 1544, quando
i turchi devastarono
Ischia facendo
quattromila prigionieri.
Poi, mentre erano
diretti a Procida,
sorpresi da una
tempesta, furono spinti
a Capri ove si riuscì ad
organizzare la difesa e
a respingerli.
Ma anche con la morte di
Khair El Din, nel 1546,
le cose non
migliorarono. Infatti
prima con Dragut Rais,
poi con Dinam Pascià
continuarono le
incursioni. Nel 1553
Dragut e Mustafà Pascià
infersero un tremendo
attacco ad Ischia e a
Capri, che rinnovarono
l'anno successivo. Nel
1557 il corsaro Sangiano
Piale depredò Sorrento e
nel 1558 Massalubrense,
facendo circa 5.000
schiavi. Il 12 e il 13
giugno 1558 Mustafà
Bassà con 1.200 galee
depredò Massalubrense e
Sorrento. Qui
addirittura i pirati
portarono via tutte le
monache del Convento di
San Giorgio. A Capri si
temette l'incursione é
tutti corsero a
nascondersi sui monti,
compresi i Certosini con
il Priore Domenico
Satriano. I capresi poi
fornirono un modesto
contributo alla
coalizione contro i
turchi, promossa da Pio
V che diede vita alla
invincibile Armata e
alla vittoria di Lepanto
nel 1571. Ma, morto Pio
V, la Lega
pontificia-veneziana-savoiarda-napoletana
si indebolì ed i
veneziani fecero una
pace separata con i
turchi, che ripresero le
incursioni piratesche.
Bisogna comunque
sottolineare che nel XVI
secolo, mentre la
popolazione di Capri
versava in miseria, il
convento dei Certosini
Viveva dì agiatezza
economica perchè
protetto dagli spagnoli.
Gli unici danni subiti
furono quelli provocati
dalle incursioni
piratesche, col
reiterato incendio della
Certosa.
Ai primi del seicento le
cose peggiorarono per i
Certosini di Capri e la
situazione si aggravò
con la rivolta di
Masaniello. Anche a
Capri si propagò il
malcontento e la
ribellione del popolo si
rivolse contro i
Certosini che esigevano
esose gabelle sulla
pesca e sugli altri
generi di consumo.
Nel 1656 la grave
epidemia di peste che
uccise 400.000
napoletani, a Capri
colpì 755 abitanti,
uccidendone 350; ad
Anacapri 833 mentre ne
morirono 155, e alla
Certosa su 20 monaci ne
restarono vivi soltanto
2, oltre il Vescovo
Paolo Pellegrino. Una
leggenda vuole che la
peste giunse a Capri
perché una ragazza,
Giulia Marcala, chiese
al frate che la
assisteva in punto di
morte a Napoli di far
giungere una treccia di
capelli al suo fidanzato
Roberto Brancaccio, in
esilio a Capri. Il frate
la esaudì portando però
il contagio sull'isola.
In realtà si sa che fu
particolarmente
contagiosa una donna,
Prudenza Pisa, che
sarebbe poi diventata
Suor Serafina di Dio,
fondatrice del monastero
delle Teresiane di
Capri.
Sembra che durante le
peste, i Certosini,
rinchiusi nella Certosa,
non dessero aiuto alla
popolazione che, per
vendetta, avrebbe
gettato alcuni cadaveri
di appestati dentro le
mura certosine. Solo
quando il Vescovo, morti
ormai quasi tutti i
preti, chiese al Priore
l'aiuto dei Padri
Certosini, due frati
conversi offrirono la
loro assistenza.
Incredibilmente i
Certosini si
appropriarono di molte
proprietà degli
appestati. Queste,
aggiunte a quelle che la
Certosa già deteneva,
portarono il monastero a
possedere quasi tutta
l'isola.
Sotto Carlo di Borbone
la vita nella Certosa
risulta improntata
ancora ad un notevole
benessere economico, il
che contribuì senza
dubbio ad allontanare
sempre più i monaci
dalla regola di San
Bruno, tanto che furono
mandati alcuni Padri per
porre un minimo di
ordine nella vita
conventuale.
La Certosa, d'altra
parte, veniva visitata
spesso così come, del
resto, tutta Capri dai
numerosi cercatori di
reperti antichi,
richiamati dalle
scoperte archeologiche,
che in quegli anni
andavano destando un
crescente interesse. Ne
derivò da un lato, la
nascita di una viva
attrattiva culturale e
turistica verso Capri e,
dall'altro, l'inizio del
fenomeno di degrado del
patrimonio di antichità
e d'arte dell'isola. Ad
esempio per iniziativa
di Luigi Vanvitelli, nel
1751, vennero asportate
le colonne di marmo
giallo antico che
saranno poi utilizzate
nella cappella del
Palazzo Reale di
Caserta.
Ferdinando IV che aveva
un suo Governatore a
Capri, veniva nell'isola
per la caccia e la
Regina Maria Carolina in
quelle occasioni si
tratteneva a lungo, non
tanto con i Certosini,
quanto con il Vescovo
Monsignor Nicola Saverio
Gamboni. Questi era un
uomo di notevole
personalità che creò le
scuole elementari, un
seminario, una scuola
nautica, e un
laboratorio per la
formazione professionale
nelle attività
artigiane. Quando però
Ferdinando IV fuggì in
Sicilia il 20 dicembre
1798, ed i Liberali
proclamarono la
Repubblica Partenopea,
il Vescovo Gamboni fu
dalla parte dei
rivoluzionari mentre i
Certosini si mantennero
neutrali, diversamente
dai confratelli di San
Martino a Napoli, che
ricevettero Championnet
con una grande festa. I
Certosini di Capri non
accolsero con entusiasmo
i francesi, giunti
nell'isola nel gennaio
1799 e, quindi, non
subirono particolari
punizioni quando, nel
giugno successivo, il
Cardinale Ruffo, vicario
di Re Ferdinando IV,
tornato a Napoli, pose
fine alla Repubblica
Partenopea. Il Vescovo
Gamboni invece fu
condannato all'esilio in
contumacia e il medico
Giacomo Arcucci, che era
stato commissario del
popolo di Capri, venne
giustiziato sulla forca
il 18 giugno 1800.
A Capri il 22 febbraio
1806 venne inviato il
Capitano Chervet con 200
uomini che furono
facilmente sconfitti
dalla flotta inglese,
sbarcata l' 11 maggio
1806. Capri restò nelle
mani di Nelson per due
lunghi anni e fu
comandata da Sir Hudson
Lowe, il futuro
carceriere di Napoleone
a Sant'Elena, che
fortificò l'isola. .
Quando il 15 febbraio
1807 crollò a mare la
torre di difesa dalle
incursioni piratesche
della Certosa di Capri,
che con le sue macerie
chiuse per sempre
l'ingresso della Grotta
Oscura, gli inglesi
installarono in quella
zona una batteria di
cannoni. Inutile dire
che i Certosini furono
ben felici della loro
presenza.
L'isola fu ripresa dai
francesi nel 1808,
quando Gioacchino Murat
venne a Napoli per
sostituire Giuseppe
Bonaparte divenuto Re di
Spagna. Dopo una
durissima battaglia i
francesi presero Capri,
e tale battaglia è
ricordata tra quelle
memorabili sull'Arco di
Trionfo di Parigi. Con
la vittoria dei francesi
la Certosa venne
soppressa; ai Padri che
vi si trovavano venne
concessa la pensione
annua di 120 ducati,
mentre 60 ducati furono
destinati ai conversi.
Con questo atto veniva
decretata la effettiva
fine della Certosa dopo
quattro secoli e mezzo
di vita. Naturalmente il
monastero fu destinato a
caserma e ospedale.
Negli anni successivi la
sorte della Certosa di
San Giacomo fu peggiore.
Tornato a Napoli,
Ferdinando I diventò Re
delle due Sicilie, e il
monastero fu trasformato
in prigione. Negli anni
seguenti anche per opera
di Carlo Bonucci a Capri
si registrò un nuovo
impulso nel campo della
ricerca archeologica
che, insieme alla
scoperta della Grotta
Azzurra, avvenuta nel
1826, darà luogo ad un
costante sviluppo
turistico.
La Certosa nel
frattempo, resterà in
stato di abbandono. Nel
1834 vennero a Capri i
frati Trappisti francesi
per esaminare la
possibilità di comperare
la Certosa, ma la
trovarono in tali misere
condizioni da rinunziare
a qualsiasi progetto.
Con il regno dei Savoia,
mentre la Certosa di
Napoli fu trasformata in
Museo, tutti i beni dei
Certosini di Capri
vennero destinati a
favore della Chiesa di
Ischia. Tale
disposizione venne data
da Vittorio Emanuele il
che dimostrò sempre la
sua predilezione per
Ischia dove si recava
per i bagni termali.
Nel 1891 i sepolcri
seicenteschi degli
Arcucci furono
trasferiti nella chiesa
di Santo Stefano. In
questo periodo la
Certosa continuò a
degradarsi sempre più.
All'inizio del 1900 lo
stato italiano non
ritenendone conveniente
il possesso, per le
condizioni di degrado
che imponevano gravosi
oneri di manutenzione,
decise di porla in
vendita. E fu per poco
che un gruppo di
speculatori non riuscì
ad acquistarla per sole
99.000 lire!!! Nel 1903
Afred Krupp comprò una
porzione del terreno
circostante la Certosa,
dove furono poi eretti i
giardini di Augusto,
attualmente proprietà
comunale, e realizzò via
Krupp definita da
Roberto Pane «una strada
come opera d'arte».
Norman Douglas suggerì
poi di restaurare la
Certosa per farne un
Museo, ma ciò non trovò
alcun accoglimento da
parte delle Autorità, e
nel 1908 venne demolito
il campanile barocco che
sorgeva sul chiostro
piccolo.
Con la guerra
1915-19181a Certosa
tornò ad essere
utilizzata dallo Stato
come caserma per il 19°
reggimento di fanteria
che doveva difendere
l'isola ma che, per
fortuna, non svolse mai
alcuna azione bellica.
Nel periodo fra le due
guerre, la Certosa
godette di momenti
migliori. Nel 1921 Edwin
Cerio propose la
realizzazione di un
"Itinerario
archeologico" dell'isola
che, consentendo la
visita delle zone di
maggior interesse,
incrementasse il
turismo. Inoltre
suggeriva la
sistemazione di un Orto
botanico nei terreni che
circondavano la Certosa
«per la conservazione
della flora locale e
specialmente per la
ricostruzione della
flora romana».
Nel
1922 il Cerio, divenuto
Sindaco di Capri,
organizzò il famoso
"Convegno internazionale
per la valorizzazione
del paesaggio". A
seguito di ciò
l'Amministrazione
Comunale lanciò la
proposta di restaurare
la Certosa ed
utilizzarla come "Centro
di produzione e
protezione letteraria",
sotto l'egida della
"Commissione per la
cooperazione
intellettuale della
Società delle Nazioni".
Tale Istituto
internazionale doveva
ospitare 50 0 60
lavoratori
intellettuali: pittori,
scultori, scrittori,
incisori, tipografi,
naturalisti, ed altri
studiosi dediti non solo
alla ricerca ed alla
produzione artistica e
scientifica, ma anche
impegnati nella
diffusione delle idee e
nella vendita dei
prodotti artistici.
La gestione di tale
complesso doveva essere
affidata ad un Ente, col
quale avrebbe
collaborato sia il
Governo, sia il Comune.
La spesa necessaria
poteva poi essere
ripartita tra tutte le
nazioni concorrenti alla
creazione dell'Istituto.
Questa proposta
purtroppo non piacque
alle Autorità fasciste,
perché urtava contro il
sentimento
nazionalistico allora
imperante. Cerio
comunque riuscì, con
l'aiuto dell'Onorevole
Giulio Rodinò, Ministro
della Guerra, a far
consegnare la Certosa
all'Amministrazione
delle Antichità e Belle
Arti, ma non riuscì a
superare le obiezioni
che poneva il direttore
generale Colasanti, che
notava «che tutto ciò
verrebbe attuato con
denaro non italiano.
Ora, in un centro come
Capri, dove già è così
fervida e preponderante
la colonia
internazionale e dove
occorre difendere,
sempre nei limiti della
più accogliente
ospitalità, il diritto
pieno e originale della
italianità, non mi pare
in verità conveniente
che gli stranieri
affratellati a noi dalla
internazionalità
dell'arte, abbiano a
trovarsi non già in
qualità di ospiti
graditi, ma un po'
padroni di casa».
Evidentemente il povero
direttore generale non
si rendeva conto del
fatto che, ogni giorno
di più, gli «ospiti
graditi» diventavano
«padroni di casa»,
poiché acquistavano
molte proprietà
immobiliari nell'isola.
Capri infatti era ormai
diventata meta del
turismo internazionale
di elite, alimentato sia
dagli intellettuali ed
artisti sia dagli
esponenti più in vista
del mondo della
politica, del commercio
e dell'industria.
Nel 1925 tuttavia il
Ministro
dell'Istruzione,
Onorevole Fedele, erogò
58.000 lire per
restaurare la Certosa
come da progetto di Gino
Chierici Soprintendente
all'Arte Medioevale e
Moderna della Campania.
I lavori riguardarono la
Chiesa nel 1927, ed il
restauro del refettorio
e del chiostro piccolo
nel 1928. Nel 1936 la
Certosa venne concessa
ai Canonici regolari
Lateranensi, per crearvi
istituti di educazione
e, in quella occasione,
fu istituito il ginnasio
che mancava a Capri e
creata una biblioteca.
Escludendo le
manifestazioni per il
bimillenario Augusteo
del 1937, nessun
avvenimento di rilievo
richiamerà l'attenzione
sulla Certosa per lungo
tempo. Seguono gli anni
della seconda guerra
mondiale. Dopo che i
Tedeschi abbandonarono
Capri il 25 luglio 1943,
giunsero due ufficiali
inglesi seguiti dopo
pochi giorni da truppe
americane che occuparono
la Certosa per
destinarla a casa di
riposo e di svago per
gli aviatori.
Nello stesso periodo
vennero sistemate nella
Certosa anche le scuole
elementari che vi
restarono fino al 1960 e
i Canonici riuscirono in
qualche modo a difendere
il complesso
monumentale. Nuovi
danneggiamenti comunque
furono arrecati dalle
truppe di occupazione.
Le difficoltà
finanziarie poi
costrinsero i religiosi
ad abbandonare la
Certosa nel 1961 prima
ancora che scadessero i
termini della
concessione.
La Certosa, che era
stata lasciata anche dai
militari, cadde
nuovamente nel più
completo abbandono.
Negli stessi anni alcuni
suoli demaniali vennero
venduti ed ebbe luogo la
costruzione di un grosso
albergo a confine con la
Certosa.
Nel 1975 è iniziato il
moderno restauro del
complesso e, nel 1976,
il Ministro per i Beni
Culturali ed Ambientali
ha approvato il progetto
generale di restauro,
assegnando alla Certosa
una destinazione
culturale, turistica,
museale, espositiva e
proponendo la
sistemazione della
biblioteca.
Dal 1976 ad oggi la
Regione Campania ha
realizzato solo il
restauro dei locali
della Foresteria
destinati a Museo e il
vasto ambiente adiacente
la Chiesa, utilizzandolo
come sala per mostre e
conferenze.
Paolo Luise
Fonte:
Itineraries - Some
stories about Capri
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COMMUNICATIONS s.r.l.
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