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Le
calzature romane, uguali
per entrambi i sessi, si
dividevano, a seconda
delle stagioni, in
calzature aperte (soleae)
e calzature chiuse (calcei).
Le prime, costituite da
una semplice suola e da
striscette di cuoio che
passando tra l'alluce e
il secondo dito, si
allacciavano sul collo
del piede, lasciando
libero il tallone, erano
sandali molto simili
agli attuali infradito.
Uscire con i sandali era
considerato
sconveniente, tuttavia
questo tipo di calzare
era molto amato dalle
donne perché pratico,
leggero e perché si
prestava alle più
svariate decorazioni.
l calzolai (sutores) e,
in particolare, quelli
addetti alla lavorazione
dei sandali (solarii) si
sbizzarrivano creando
spesso modelli molto
particolari, che si
ispiravano spesso a
fogge locali tipiche
delle varie province
orientali.
Un tipo di sandalo più
rozzo era la crepida,
calzatura formata da una
suola da cui si alzavano
due fiancate laterali,
sull'orlo delle quali
erano due fori
attraverso cui passavano
i lacci che legavano la
calzatura al piede.
Più simile alle nostre
pantofole era il soccus,
calzatura leggera e
bassa, chiusa davanti e
aperta dietro, usato
quasi esclusivamente
dalle donne e dagli
attori.
I calcei, invece, erano
vere e proprie scarpe
chiuse allacciate da
sottili strisce di
cuoio. Vi era il calceo
patrizio, in origine
rosso, che si legava
alle caviglie con
quattro strisce di cuoio
ed un'applicazione di
avorio cucita sul collo
del piede, a forma di
luna (lunula).
In età imperiale la
lunula non fu più
privilegio dei soli
patrizi, ma servì ad
impreziosire i calzari
eleganti. Il calceo
senatorio era molto
simile al precedente ma
di cuoio nero. Anche la
matrona usava i calcei
per uscire (calceoli),
anche se più bassi di
quelli maschili, più
ornati e colorati.
Le
caligae erano invece
scarpe chiuse, usate dai
militari, costituite da
una robusta suola con
chiodi di ferro e da
sottili strisce di cuoio
che si allacciavano
intorno alla caviglia,
lasciando scoperte le
dita.
Molto diffusi erano
anche gli stivali: i
perones, usati in genere
per il lavoro o la
caccia, erano stivali
provvisti di suola
ferrata, di pelle non
conciata, alti al
polpaccio e allacciati
sul davanti da sottili
strisce di cuoio.
I coturni, invece, usati
anche dagli attori
tragici, erano stivali
con suola di legno, a
volte anche molto
spessa, allacciati sul
davanti da strisce di
colore rosso.
Fonte:
SOPRINTENDENZA ARCH
EOLOGICA DI POMPEI
Antiquarium di
Boscoreale 12 marzo-30
maggio 2004
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