"Natura
morta" è un genere
pittorico particolare
della pittura antica,
così denominato da noi
moderni per la grande
affinità che presenta
con le cosiddette nature
morte della pittura
europea a partire dal
XVI secolo (Still-leben,
Still-life, natura
morta).
La descrizione di tale
genere è riportata nella
stessa letteratura
antica, che segnala
l'abilità e la fama di
alcuni pittori e
artigiani di età
ellenistica (Peiraikos,
Kallikles, Kalates,
Antiphilos) nel
riprodurre soggetti
particolari (uccelli,
pesci, selvaggina,
frutta e altri alimenti
in abbinamento a
suppellettili varie),
resi spesso con tale
sorprendente
verosimiglianza e vivace
naturalezza da essere
considerati degni di
menzione tra i
capolavori
dell'antichità, sebbene
opere di maestri del
pennello celebri per
pitture di categoria
inferiore (Plinio,
Naturalis Historia, XXXV,
112 e 114). Il genere
pittorico delle nature
morte,
che per le sue peculiari
caratteristiche si
differenzia da altri
generi minori della
pittura antica
(paesaggi, marine,
rappresentazioni di
animali, sfondi
architettonici,
raffigurazioni di
oggetti del rituale
funebre o di arnesi di
uso comune, pitture di
larario ecc.), trova
larga testimonianza
nella decorazione
parietale campana.
La spiegazione della sua
origine è fatta risalire
ai dipinti di xenia, che
a loro volta ricordavano
una più antica
tradizione delle
abitazioni greche,
tramandataci da Vitruvio
(De Architectura VI 7,
4) che consisteva in
doni di cibi freschi
offerti dal padrone di
casa all'ospite, secondo
una caratteristica
usanza di ospitalità che
prevedeva una sfera di
autonomia domestica
dell'ospite.
Le
più importanti
testimonianze di nature
morte nella pittura
antica, e romana in
particolare, sono
ampiamente documentate
sulle pareti di Pompei
ed Ercolano, e sono
inserite nei sistemi
decorativi del Secondo e
del Quarto Stile
pittorico.
Nel Secondo Stile le
nature morte sono :
raffigurate come
quadretti dipinti su
tavola, contenuti in
cornici con sportelli :
che ne consentivano la
chiusura e posati su
mensole, proprio come
dipinti a sé stanti.
Degli originali (pinakes),
da cui deriva la
tradizione pittorica,
non conserviamo alcun
esemplare, sebbene la
loro raffigurazione
minuziosa, resa dai
particolari dipinti
(sportellini, chiodi,
cordicelle), ci fornisce
l'immagine del modello
originariamente inserito
nella, sintassi della
decorazione parietale.
Celebri esempi di
quadretti in cornice a
sportelli sono quelli
provenienti dalla Casa
del Criptoportico e
dalla Casa delle Vestali
a Pompei. Si tratta di
raffigurazioni, anche di
grande formato, come le
famose nature morte dai
Praedia di Giulia
Felice, composte
esclusivamente di cibi,
frutta, prodotti della
terra e prodotti del
mare, alternate a
raffigurazioni in cui
sono presenti arnesi,
oggetti dél vivere
quotidiano, animali
vivi. Per quanto
riguarda la
composizione, i soggetti
raffigurati sono
presentati in ordine
libero posti
generalmente su due
piani, di cui uno
costituito da un
gradino, un piccolo
podio, una nicchia o un
davanzale.
I cibi raffigurati
seguono in genere una
disposizione per
contrasto, alcuni
raggruppati in
recipienti, di vetro o
di metallo, o in
canestri di giunco, cui
fa da contrappunto una
disposizione libera de i
singoli alimenti
(frutta, uova, pane,
pesci, frutti di mare
ecc.), o degli animali
vivi rappresentati, tra
cui figura al primo
posto il gallo, colto
nelle varie pose
caratteristiche (libero,
legato o rannicchiato al
suolo).
Con l'inserimento sempre
più serrato e
subordinato nel sistema
della decorazione
prospettica degli stili
successivi, il motivo
della natura morta
subisce alcuni
adattamenti: un
ridimensionamento delle
misure dei quadretti,
un'approssimazione nella
resa artistica, un
declassamento a semplice
elemento decorativo nel
più articolato impianto
scenografico della
parete.
Nel Quarto Stile
pittorico i quadretti di
natura morta non sono
più provvisti di cornice
e sportelli, le
dimensioni sono
ridotte, vengono
inseriti in registri di
importanza secondaria,
come zoccolature,
costruzioni
prospettiche, o semplici
elementi dell'impianto
decorativo di supporto.
Nell'ultima fase del
Quarto Stile si riduce
anche l'attenzione alla
tridimensionalità c he
caratterizzava
precedentemente il
genere, con conseguente
pronunciata
approssimazione nella
definizione ambientale
della rappresentazione.
Fonte
Soprintendenza
Archeologica di Pompei |