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Per
legare e fermare i
lunghi capelli le donne
utilizzavano vari
strumenti: pettinini,
fermagli, nastri,
spilloni. Il materiale
con cui essi erano
realizzati era l'osso o
l'avorio, ma anche la
costosa tartaruga o il
metallo, anche prezioso.
Frequenti sono i
pettinini, specie quelli
in osso, rinvenuti in
area vesuviana, talvolta
ornati da artistiche
incisioni. Spesso essi
sono costituiti da due
file di denti, una più
larga ed una più
stretta, contrapposte,
come il piccolo
esemplare che si
presenta in mostra.
Molto più numerosi gli
spilloni o aghi crinali,
in osso, avorio,
probabilmente tartaruga,
bronzo, argento ed oro.
Loro caratteristica
costante è l'ago
appuntito che penetra
nella chioma rigonfia e
la sostiene; l'estremità
opposta, che fuoriesce
dalla chioma, serve da
presa ed è ornata in
modo vario: una
statuetta di Venere che
si acconcia i capelli,
un ritratto
dall'accurata
capigliatura, una mano
che stringe un pomo, un
amorino, un vasetto
prezioso, una semplice
ripiegatura o un
rigonfiamento.
Meno frequenti le
testimonianze relative a
fermagli, ma uno di
essi, in ferro, ha
lasciato la propria
impronta sul cranio di
una delle vittime
rinvenute recentemente
sull'antica marina di
Ercolano. Molto
particolari sono invece
le reticelle d'oro che
compaiono in alcune
famose pitture
pompeiane, mentre alcuni
rari esemplari di tali
preziosi accessori sono
conservati nel Museo
Nazionale Romano.
Costituite da un
delicato intreccio di
fili decorati da
elementi d'oro o
realizzate direttamente
con sottili fili d'oro,
erano sistemate sul capo
e strette da un nastro o
da un cerchietto che
racchiudeva sul bordo le
maglie della rete. Un
raro esemplare di
reticella d'oro, di cui
purtroppo si sono
rinvenute solo poche
tracce, è stato
rinvenuto in una
sepoltura, forse proprio
quella della
proprietaria, del
monumento funerario
della sacerdotessa
Eumachia, nella
necropoli di Porta
Nocera di Pompei.
Più significative
invece, al riguardo, le
testimonianze
iconografiche delle
pitture parietali: in un
ritratto di donna da
Pompei le maglie della
reticella sono
impreziosite da sferette
o dischetti d'oro e
trattenute sul bordo da
un cerchio; dalla
reticella escono sulla
fronte e sulle tempie i
capelli acconciati a
corti riccioli. Il capo
ornato dalla reticella
d'oro poteva raccogliere
solo i capelli della
parte superiore del capo
lasciando fluente il
resto della chioma: così
appare una donna in un
dipinto con scena di
banchetto di Ercolano e
così è ornata, come una
matrona romana, la dea
Cerere in un dipinto
proveniente dalla Villa
di Carmiano.
Le testimonianze
dell'area vesuviana
fanno ritenere tuttavia
che venissero usate
anche reticelle meno
preziose. Sul cranio di
una delle vittime di
Ercolano, una donna di
circa quarant'anni (E
98), sono state
rinvenute ampie tracce
di un reticolo a maglie
esagonali: era una
reticella di filo
carbonioso ritorto,
delimitata sulla fronte
da un bordo a fascia in
fibra intrecciata.
Fonte:
SOPRINTENDENZA ARCH
EOLOGICA DI POMPEI
Antiquarium di
Boscoreale 12 marzo-30
maggio 2004
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